Il rimpatrio di circa 300 cittadini ghanesi dal Sudafrica, avvenuto mercoledì, non chiude qui la vicenda delle violenze xenofobe nei confronti dei cittadini stranieri nel Paese dell’Africa australe.
Secondo i giornali ghanesi infatti, sono cresciute le richieste di boicottaggio dei prodotti e dei servizi sudafricani in Ghana. Le iniziative, che si sono moltiplicate negli ultimi giorni, partono dai social media e arrivano nella vita reale. Tutte con lo stesso appello al governo ghanese di «non dare ospitalità a nessuna multinazionale sudafricana», in segno di protesta per il trattamento riservato ai propri connazionali in Sudafrica.
Una delle voci più influenti di questo movimento è quella di Kofi Bentil, vicepresidente del think tank ghanese Imani Africa, che ha esortato il governo di Accra a non rinnovare il contratto di locazione a Goldfields, un’azienda sudafricana che lavora nel settore autifero. Bentil ha lanciato una campagna sui social a cui hanno aderito migliaia di persone, invitate a opporsi al rinnovo del contratto per lo sfruttamento della miniera di Tarkwa. Questa posizione, con il passare delle ore, è sostenuta anche da altre personalità influenti, della politica e del mondo dello spettacolo, ghanesi.



