Cresce in Ghana la protesta contro i prodotti sudafricani dopo il rientro di 300 connazionali

di Tommaso Meo

Il rimpatrio di circa 300 cittadini ghanesi dal Sudafrica, avvenuto mercoledì, non chiude qui la vicenda delle violenze xenofobe nei confronti dei cittadini stranieri nel Paese dell’Africa australe.

Secondo i giornali ghanesi infatti, sono cresciute le richieste di boicottaggio dei prodotti e dei servizi sudafricani in Ghana. Le iniziative, che si sono moltiplicate negli ultimi giorni, partono dai social media e arrivano nella vita reale. Tutte con lo stesso appello al governo ghanese di «non dare ospitalità a nessuna multinazionale sudafricana», in segno di protesta per il trattamento riservato ai propri connazionali in Sudafrica.

Una delle voci più influenti di questo movimento è quella di Kofi Bentil, vicepresidente del think tank ghanese Imani Africa, che ha esortato il governo di Accra a non rinnovare il contratto di locazione a Goldfields, un’azienda sudafricana che lavora nel settore autifero. Bentil ha lanciato una campagna sui social a cui hanno aderito migliaia di persone, invitate a opporsi al rinnovo del contratto per lo sfruttamento della miniera di Tarkwa. Questa posizione, con il passare delle ore, è sostenuta anche da altre personalità influenti, della politica e del mondo dello spettacolo, ghanesi.

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