Il 45% dei sudafricani tra i 15 e i 34 anni non lavora, non studia e non segue percorsi di formazione (categoria definita “Neet”), contro il 38% del 2012. Lo rileva l’ufficio statistico nazionale (Stats Sa), in dati diffusi nei giorni scorsi e ripresi dai media locali nelle ultime ore.
La categoria Neet comprende chi non ha lavorato durante la settimana di riferimento dell’indagine e non è iscritto a percorsi scolastici o formativi, includendo anche chi resta inattivo per altri motivi, come la cura di familiari, malattia o disabilità; chiunque abbia svolto anche solo un’ora di lavoro retribuito, o sia iscritto a un percorso educativo, ne è escluso.
Il dato varia sensibilmente tra le province: il Capo Settentrionale registra il tasso più alto, circa il 48% tra i 15-24enni e il 53% tra i 15-34enni, mentre il Capo Occidentale, provincia con il tasso di disoccupazione complessivo più basso del paese, mostra valori più contenuti e stabili nel tempo, con un divario quasi nullo tra le due fasce d’età: segno che i giovani che escono dal sistema scolastico vengono qui assorbiti più facilmente dal mercato del lavoro.
Il metodo di misurazione della disoccupazione di Stats Sa resta oggetto di dibattito. Nel giugno 2025 l’ex amministratore delegato della banca Capitec, Gerrie Fourie, aveva sostenuto, sulla base dei dati transazionali dell’istituto, che l’economia informale sarebbe sottostimata nelle rilevazioni ufficiali, ipotizzando un tasso di disoccupazione reale vicino al 10% contro il 32,9% ufficiale dell’epoca; l’imprenditore GG Alcock ha proposto stime intermedie, tra il 12 e il 15%, se si includessero tra gli occupati tutti i titolari e i dipendenti di attività informali. Stats Sa ha respinto le critiche, pur riconoscendo margini di miglioramento nella misurazione del settore informale.



