Un dossier americano accusa i fulani di fare più vittime del terrorismo in Nigeria

di Tommaso Meo

di Enrico Casale


Secondo un rapporto della Commissione statunitense per la libertà le violenze dei peul contro le comunità cristiane hanno causato migliaia di morti e oltre 1,3 milioni di sfollati

In Nigeria si troverebbero almeno 30.000 militanti fulani armati e suddivisi in cellule che variano dai 10 ai 1.000 effettivi. A denunciarlo è un rapporto della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, intitolato “Attori non statali che violano la libertà religiosa in Nigeria: i militanti Fulani”. Nel documento si identificano questi gruppi come alcuni degli attori non statali più letali nel Paese africano, responsabili di un’escalation di violenze che ha causato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre 1,3 milioni di persone, in particolare nelle regioni del Middle Belt e del Sud.

Secondo la commissione Usa, la violenza perpetrata da questi soggetti ha causato il maggior numero di decessi tra le comunità religiose nigeriano nell’ultimo anno, superando persino il bilancio delle vittime causato da gruppi insurrezionali organizzati e bande criminali comuni. Sebbene le incursioni colpiscano anche le comunità musulmane, il rapporto evidenzia una chiara tendenza a prendere di mira le minoranze cristiane, con attacchi pianificati strategicamente in concomitanza con le festività religiose, come il Natale o la Pasqua, per massimizzare l’impatto psicologico sulla popolazione.

Un gruppo di cacciatori Dozo appartenenti all’etnia Bambara, armati di varie armi e muniti di amuleti protettivi. I Dozo, una società panetnica presente da tempo in diversi paesi dell’Africa occidentale, sono stati coinvolti in Mali nella lotta contro i militanti jihadisti Fulani (Peul), ma sono stati accusati di aver compiuto diversi massacri. Foto: Panos Pictures

Le dinamiche operative descritte nel rapporto rivelano gruppi che, pur non avendo una struttura centrale, collaborano frequentemente con gruppi di banditi o con organizzazioni terroristiche che professano interpretazioni violente dell’Islam. I militanti colpiscono solitamente le aree rurali isolate durante le ore notturne, utilizzando motociclette, armi automatiche e machete per seminare il terrore e costringere gli abitanti ad abbandonare i propri terreni. Tra i casi documentati c’è un massacro nello Stato di Benue nel giugno 2025, dove persero la vita almeno 200 persone, inclusi sfollati interni ospitati in una missione cattolica, e un attacco nell’aprile 2026, durante la domenica di Pasqua, che ha provocato decine di morti negli Stati di Plateau, Kaduna e Benue.

La commissione ha inoltre denunciato l’inadeguatezza delle risposte fornite dalle autorità federali e statali, con le vittime che segnalano una costante lentezza nell’intervento delle forze di sicurezza. In alcuni casi, attivisti cristiani hanno apertamente accusato le agenzie di sicurezza di mostrare favoritismo verso le comunità musulmane. A livello istituzionale, il rapporto collega la recente stretta governativa alla decisione del presidente statunitense Donald Trump, che nell’ottobre 2025 aveva designato la Nigeria come un Paese particolarmente preoccupante. A seguito della pressione, nel dicembre 2025 il presidente Bola Tinubu ha classificato ufficialmente i militanti fulani come terroristi, portando. Le operazioni di sicurezza condotte dall’esercito nigeriano nel gennaio 2026 hanno portato alla liberazione di 309 ostaggi e l’arresto di 129 presunti miliziani.

A Enugu, Nigeria, spiccano simboli religiosi cattolici, tra cui statue in gesso della Vergine Maria e della crocifissione di Gesù. Foto: Didier Ruef © LUZ

Nonostante l’attenzione internazionale e il Nigeria Religious Freedom and Accountability Act del 2026, che propone sanzioni contro l’associazione degli allevatori di bestiame Miyetti Allah per il presunto coinvolgimento nelle violenze, la situazione rimane critica. L’associazione ha respinto con forza ogni accusa di sostegno alla criminalità, ma la crisi di insicurezza nel centro della Nigeria appare, secondo la commissione, ancora profondamente radicata. Gli analisti concludono che il conflitto proseguirà finché il governo federale e le autorità statali non riusciranno a creare condizioni di base più sicure per l’esercizio della libertà religiosa, affrontando le complesse motivazioni economiche, ambientali e religiose che alimentano la violenza.

Intanto leader e convertiti cristiani fulani nella regione del Middle Belt della Nigeria chiedono un maggiore riconoscimento delle comunità fulani pacifiche, sostenendo di essere sempre più esposti a violenze e diffidenza legate alla loro identità etnica, in un contesto di crescente insicurezza. In interviste a TruthNigeria e ad altre organizzazioni, alcuni rappresentanti come Buba Aliyu di Fulbe Outreach International affermano che molti fulani – inclusi cristiani, insegnanti e membri delle forze di sicurezza – vengono ingiustamente associati ai gruppi armati attivi in diverse aree del Paese.

Gli intervistati denunciano inoltre minacce e isolamento sociale, sostenendo che anche i convertiti cristiani fulani sono vittime della violenza nelle aree rurali e talvolta non ricevono adeguata protezione o assistenza umanitaria. Al centro delle tensioni restano le violenze tra comunità agricole e gruppi armati nel nord e nel Middle Belt nigeriano, che alimentano un clima di sfiducia diffusa.

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