di Enrico Casale
Dietro infezioni come la malattia del sonno o la filariosi ci sono povertà, isolamento e diritti negati. Con una decisione storica, le Nazioni Unite cambiano prospettiva per curare non solo i pazienti, ma anche le ingiustizie sociali che favoriscono il contagio
Per la prima volta le Nazioni Unite hanno riconosciuto che le malattie tropicali neglette (una ventina di patologie infettive e parassitarie) non sono soltanto un’emergenza sanitaria, ma anche una questione di diritti umani. Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione promossa dal Malawi insieme ad altri cinque Paesi africani – Gambia, Marocco, Tanzania, Kenya e Burkina Faso – che invita la comunità internazionale ad affrontare queste patologie considerando non solo la cura dei pazienti, ma anche le condizioni sociali ed economiche che ne favoriscono la diffusione.
La decisione riguarda oltre un miliardo di persone nel mondo, in gran parte abitanti di aree povere e isolate, comunità rurali, insediamenti informali e regioni colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici. Malattie come la filariosi linfatica, la lebbra, la malattia del sonno e altre infezioni tropicali continuano infatti a colpire soprattutto le popolazioni più vulnerabili, spesso escluse dall’accesso ai servizi sanitari essenziali.
La storia di Blandine Madom, una donna del Camerun meridionale, racconta il volto umano di questa crisi. Da vent’anni convive con la filariosi linfatica, conosciuta anche come elefantiasi, una malattia parassitaria che provoca il progressivo gonfiore degli arti. Blandine vive in un campo della comunità Baka, una delle più isolate del Paese, e oggi le sue gambe sono gravemente compromesse dalla malattia. Nello stesso villaggio abita Jean Paul Man, affetto da lebbra da due anni, nonostante questa patologia sia curabile. Le sue ferite, non adeguatamente trattate, si sono aggravate fino a provocare infezioni.
Sono storie che spiegano perché il Consiglio per i diritti umani abbia deciso di cambiare prospettiva. Finora le malattie tropicali neglette erano state affrontate quasi esclusivamente come un problema di sanità pubblica, attraverso programmi di distribuzione di farmaci, campagne di prevenzione e rafforzamento dei sistemi sanitari. La nuova risoluzione introduce invece un approccio più ampio: chi è colpito da queste patologie non deve affrontare soltanto un parassita o un batterio, ma anche povertà, isolamento geografico, assenza di acqua potabile, carenza di servizi igienici, difficoltà di accesso alle cure e stigma sociale.
«Questa è una risoluzione storica perché queste malattie colpiscono più di un miliardo di persone nel mondo, e la maggior parte vive in condizioni di povertà, in aree remote o in insediamenti informali», ha dichiarato Pacharo Kayira, rappresentante permanente del Malawi presso le Nazioni Unite e coordinatore dei negoziati. Secondo Kayira, tra le categorie più colpite vi sono donne e ragazze, che spesso subiscono maggiori discriminazioni e incontrano più ostacoli nell’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e all’acqua sicura.
Il nuovo orientamento potrebbe avere conseguenze concrete. Considerare queste malattie come una questione di diritti umani significa riconoscere che la guarigione non dipende soltanto dalla disponibilità di medicinali. «Una persona non smette di essere vulnerabile solo perché riceve le cure di cui ha bisogno. Se torna in una comunità priva di acqua potabile, servizi igienico-sanitari o istruzione, le condizioni che hanno favorito la malattia rimangono», ha spiegato Inés Egino, responsabile delle alleanze strategiche della Fondazione Anesvad, che ha collaborato alla preparazione della risoluzione.
Secondo gli esperti, il documento punta a spezzare il circolo vizioso tra malattia e povertà, spostando la responsabilità dalla sola dimensione sanitaria a un impegno più ampio che coinvolga governi, istituzioni internazionali e comunità locali. La risoluzione non introduce nuovi obblighi giuridici per gli Stati, ma apre un nuovo spazio politico all’interno del sistema Onu. Nel 2027 l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani presenterà un rapporto dedicato agli effetti delle malattie tropicali neglette sull’esercizio dei diritti fondamentali e alle misure necessarie per contrastarle.
La strada verso l’eliminazione di queste patologie resta tuttavia lunga. «Servono volontà politica e risorse finanziarie per garantire che possiamo eliminare queste malattie nella nostra generazione», ha sottolineato Juan Gamboa, direttore generale della Fondazione Anesvad.
Per persone come Blandine Madom e Jean Paul Man gli effetti della decisione di Ginevra non saranno immediati. Nessuna risoluzione potrà cancellare oggi il dolore provocato dall’elefantiasi o guarire le ferite della lebbra. Iil riconoscimento delle malattie tropicali neglette come una questione di diritti umani rappresenta però un cambio di paradigma: affrontare non solo la malattia, ma anche le condizioni di esclusione che da decenni ne permettono la sopravvivenza.



