L’ufficiale della Direzione generale per la sicurezza esterna francese (Dgse), Yann Vezilier, detenuto da un anno a Bamako, in Mali, e condannato a 20 anni di carcere per aver «minato la sicurezza dello Stato» maliano è stato graziato dal presidente Assimi Goita. Lo riportano i media maliani e francesi.
Secondo quanto comunicato dalla presidenza maliana, che ha annunciato ieri il provvedimento, il cittadino francese beneficia di una «grazia che non mette in discussione i fatti accertati da una sentenza emessa durante un processo in cui sono stati rispettati tutti i diritti della difesa» ed è subordinata all’immediata uscita dal Paese dell’ufficiale d’intelligence. Nel comunicato, la presidenza maliana menziona anche i «buoni uffici» offerti da un «Paese fratello», che tuttavia non è stato specificato quale sia. Si tratterebbe, scrive Jeune Afrique, del Marocco.
Quando è stato arrestato, il 14 agosto 2025, Yann Vezilier era ufficialmente secondo segretario presso l’ambasciata francese di Bamako: il suo arresto avvenne nell’ambito di un’operazione più ampia, che mirava a diversi ufficiali maliani, tra cui i generali Néma Sagara e Abass Dembelé. Dopo l’arresto, il cittadino francese è stato inizialmente detenuto presso la base aerea 101 di Bamako, in una struttura appartenente ai servizi segreti maliani. Il 5 giugno scorso è stato condannato a 20 anni di carcere, accuse che la Francia ha sempre definito «prive di fondamento». Le persone arrestate nell’ambito della stessa operazione, invece, sono ancora in attesa che inizi il processo.
Non si tratta però dell’unica novità giudiziaria: ieri infatti, un comunicato dello stato maggiore delle Forze armate del Mali ha dato la notizia che 82 soldati che erano ostaggi sono tornati liberi. Erano prigionieri dal 25 aprile, da dopo gli attacchi coordinati di jihadisti e separatisti in diverse città del Paese: l’esercito ha detto che erano tutti prigionieri dai gruppi armati affiliati a quella alla coalizione formata dal Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (Jnim), legato ad Al-Qaeda, e dal Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), un movimento indipendentista attivo nel nord del Paese.
Lo stato maggiore dell’esercito maliano ha descritto la liberazione dei soldati come il culmine di un «processo avviato al momento della loro cattura», basato su una «pianificazione e una mobilitazione coordinate» ma il testo non menziona alcun assalto, scontro o operazione di recupero, né specifica un luogo per la liberazione, lasciando intendere che ci sia stata una trattativa con i rapitori. Tuttavia, fonti online vicine all’Fla riportano che gli 82 soldati sarebbero stati «liberati» su iniziativa del Fronte di liberazione dell’Azawad in quanto malati, una versione tuttavia non ufficiale.



