A New York prove di diplomazia per il Sudan

di Valentina Milani

Unione africana (Ua) e Stati Uniti hanno presieduto a New York il primo incontro congiunto dei gruppi diplomatici Quad e Quintet dedicato alla guerra in Sudan, nel tentativo di coordinare gli sforzi internazionali per porre fine al conflitto. La riunione si è svolta a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, mentre aumentano le ripercussioni regionali della guerra e il numero dei rifugiati. Il presidente della Commissione dell’Ua, Mahmoud Ali Youssouf, ha chiesto una tregua umanitaria immediata e la cessazione delle ostilità, ribadendo che «non esiste una soluzione militare» al conflitto e respingendo qualsiasi ipotesi di divisione territoriale del Sudan.

Youssouf ha inoltre chiesto di interrompere l’assistenza militare esterna alle parti in guerra e ha sottolineato che una futura roadmap politica dovrà essere guidata dagli stessi sudanesi. Il consigliere statunitense per gli Affari arabi e africani, Massad Boulos, ha detto però che né le Forze armate sudanesi (Saf) né le forze paramilitari di supporto rapido (Rsf) hanno un mandato legittimo per governare il Paese. I partecipanti hanno concordato di lavorare a una dichiarazione umanitaria, a misure per la protezione dei civili e a meccanismi di monitoraggio e verifica per sostenere eventuali futuri accordi.

Secondo una ricostruzione di Reuters, gli Stati Uniti avrebbero subordinato il rilascio del visto al capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan, atteso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, all’accettazione di una tregua di 90 giorni nella guerra contro le Forze di supporto rapido (Rsf). Al-Burhan, infatti, aveva già espresso a luglio riserve sul piano di cessate il fuoco sostenuto da Boulos. Il generale rifiuterebbe l’impostazione «prendere o lasciare» della proposta, sostenendo che qualsiasi offerta debba poter essere modificata.

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