La moda decolla in Africa, ma occorre valorizzarne il potenziale

di claudia

di Claudia Volonterio

L’Africa ha tutte le carte in regola per diventare uno dei prossimi leader mondiali della moda, questo se chi ha in mano il potere politico offrirà un maggiore sostegno a tutti coloro che lavorano nel settore e svolgono un ruolo nell’ecosistema della moda. Queste le parole di Audrey Azoulay, direttrice dell’Unesco, che ha pubblicato nelle scorse settimane un interessante report, “Africa, a new global fashion leader”. Il futuro della moda è già in costruzione grazie a giovani designer africani, alla guida di una rivoluzione sospesa tra tradizione e innovazione.

Ormai 32 paesi africani su 54 organizzano sfilate e settimane della moda, ospitate da città come Abidjan, Casablanca, Dakar, Johannesburg e Nairobi, diventati poli di riferimento del design. Una diffusione sempre più capillare che parla da sola. La direzione è quanto mai distante dal dominio del modello occidentale e possiamo quasi dire che la moda del continente parla ormai il linguaggio dell’Africa. Brand di giovani designer da vari paesi del continente si fanno strada e brillano sulle passerelle continentali ed internazionali. Un nuovo orizzonte messo in luce da un recente rapporto pubblicato da Unesco, che vede l’Africa sul palcoscenico della moda mondiale: “Africa, a new global fashion leader“.

“Il potenziale della moda africana è enorme, non solo dal punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda l’inclusione dei giovani, l’empowerment femminile e la diffusione della cultura africana a livello mondiale”, spiega la direttrice.

I motivi, evidenziati da Unesco, sono molteplici. Basti solo pensare che l’Africa è un importante produttore di materie prime tessili – ben 37 paesi su 54 producono cotone -, un esportatore di prodotti tessili per un valore di 15,5 miliardi di dollari all’anno e un importatore di tessili, abbigliamento e calzature per un valore di 23,1 miliardi di dollari all’anno. Il continente comincia ad avere uno sguardo rivolto alla propria moda. Ultimamente si è registrato infatti tra i giovani in particolare un consumo di abiti e accessori made in Africa, il tutto reso più semplice dalla tecnologia che rende accessibile la merce grazie alle potenzialità dell’e-commerece. Il talento non manca, come testimoniano le schiere di stilisti da ogni parte del continente, protagonisti di sempre più sfilate e settimane della moda in Africa, arrivate a 32 annuali.

Un settore dal potenziale enorme, sia a livello economico che occupazionale, che necessita però di un maggiore supporto ed attenzione. Nel suo rapporto, l’UNESCO evidenzia le sfide che i governi devono affrontare se vogliono mettere a frutto il potenziale del settore della moda africano.

Fondamentale proteggere la proprietà intellettuale e garantire un’adeguata remunerazione del lavoratori del settore. Occorre inoltre investire nelle piccole medie imprese, affinché possano farsi strada nel mercato continentale e globale. Di primaria importanza è inoltre stabilire della norme ambientali, tenendo conto che il settore della moda è tra i più inquinanti al mondo.

È necessario migliorare la trasmissione delle competenze tradizionali e di tecniche tessili uniche, alcune delle quali sono già protette dall’UNESCO, alle nuove generazioni di designer. Tutta la filiera produttiva va infine rafforzata affinché si possa effettivamente esportare con orgoglio i prodotti “made in Africa”, spiega Unesco.

Il futuro della moda e la sua ribalta sono nelle mani delle istituzioni ma anche dei giovani creativi, perno di un settore dove tutto oggi è messo in discussione. La nuova schiera di designer africani, riporta il Guardian, stanno lavorando infatti su due direzioni: da un parte ridiscutono l’abito occidentale, dall’altra mantengono vivi i processi tradizionali integrandoli nella contemporaneità. La luce sulla moda africana è garantita anche dai social media che sempre di più offrono una vetrina, ma anche uno spazio d’ispirazione per i nuovi stilisti.

La sfida maggiore che il Guardian evidenzia è quella di far ripartire a pieno un ingranaggio – quello della filiera del tessile – messo a dura prova in epoca coloniale, quando le infrastrutture esistenti vennero smantellate a favore dei prodotti tessili europei importati.

Tra i nomi da tenere d’occhio nel mercato della moda africana di oggi, segnaliamo: la regina dei tessuti camerunese Imane Ayissi, Lukhanyo Mdingi, vincitore del Karl Lagerfeld Award al premio LVMH 2021; Ilyes Ouali vincitore di “Fashion Star Arabia” nel 2019; la designer Loza Maléombho dalla Costa d’Avorio…e molti altri che avremo modo di approfondire.

Immagine copertina di grmarc su Freepik

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