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    ARCHIVIO ARTICOLIFOCUS

    Terremoto politico in Senegal: il presidente Faye silura Sonko e scioglie il governo. Ora che succede?

    di Marco Trovato 23 Maggio 2026
    Scritto da Marco Trovato

    Il Senegal si risveglia nel pieno di una crisi politica senza precedenti: nella notte il presidente Bassirou Diomaye Faye ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko e sciolto il governo, sancendo la rottura tra i due leader del cambiamento arrivati al potere nel 2024. Alla base dello scontro emergono divergenze sulla gestione economica e sui rapporti con i partner internazionali

    Terremoto politico a Dakar. Una frattura che covava da mesi è esplosa nella notte, aprendo una delle crisi politiche più delicate nella recente storia del Senegal. Il presidente Bassirou Diomaye Faye ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko e contestualmente sciolto il governo, segnando una rottura clamorosa tra i due uomini che, appena due anni fa, avevano incarnato la promessa di una nuova stagione politica per il Paese. L’annuncio, trasmesso dai media di Stato attraverso un decreto letto dalla presidenza, ha colto di sorpresa una parte dell’opinione pubblica e ha trasformato tensioni sotterranee in uno scontro istituzionale aperto.

    L’alleanza tra Faye e Sonko aveva rappresentato una svolta storica. Dopo anni di opposizione al sistema costruito sotto la presidenza di Macky Sall, il tandem aveva conquistato il potere nel 2024 con un messaggio fortemente incentrato su sovranità economica, lotta alla corruzione e riforma delle istituzioni. Sonko, figura carismatica e popolarissima tra i giovani, impossibilitato a candidarsi allora a causa di vicende giudiziarie, aveva sostenuto la candidatura del suo alleato Faye, poi divenuto presidente. Successivamente era stato nominato primo ministro.

    Ora in Senegal molti potrebbero leggere la rottura tra Faye e Sonko attraverso una vecchia saggezza wolof: «Nit ñaar du yor benn buur» – due persone non governano lo stesso trono (versione locale del nostro «due galli non possono stare nello stesso pollaio»). Per due anni il Paese ha cercato di far convivere due leadership forti, ma la notte appena trascorsa sembra aver dimostrato quanto quell’equilibrio fosse fragile.

    Per molti senegalesi, la coppia Faye-Sonko rappresentava il simbolo della speranza. Nel marzo 2024 il loro movimento, Pastef, aveva conquistato il potere promettendo sovranità economica, lotta alla corruzione e rottura con gli equilibri della precedente stagione politica. Sonko, leader carismatico e popolarissimo soprattutto tra i giovani, era stato escluso dalla corsa presidenziale dopo una condanna per diffamazione; al suo posto aveva sostenuto Bassirou Diomaye Faye, suo storico alleato e compagno politico, che dopo la vittoria lo aveva nominato primo ministro.

    Sin dall’inizio, tuttavia, quel tandem appariva politicamente insolito e instabile. Molti osservatori avevano notato un’ambiguità di fondo: Sonko era il leader politico più forte e mediaticamente dominante, mentre Faye era formalmente il capo dello Stato. Una struttura di potere a doppio centro che, nel tempo, avrebbe mostrato tutte le sue fragilità. Reuters e Afp ricordano che il presidente doveva gran parte della propria ascesa politica proprio a Sonko, una condizione che aveva alimentato interrogativi sulla reale distribuzione del potere all’interno dell’esecutivo.

    Le prime crepe sono emerse già nel 2025. Diversi segnali pubblici avevano fatto intuire l’esistenza di divergenze sempre più profonde. In un’analisi pubblicata da Jeune Afrique, gli osservatori parlavano apertamente di «segni di divisione politica» tra i due uomini, dopo alcune uscite pubbliche particolarmente dure del primo ministro.

    Nel corso dei mesi, quelle tensioni hanno assunto una dimensione sempre più politica e personale. Sonko aveva accusato il presidente di mancanza di leadership e criticato una crescente «personalizzazione» del potere. Da parte sua, Faye aveva lanciato un messaggio altrettanto chiaro: «Finché gode della mia fiducia resterà primo ministro». Una frase che oggi appare quasi come un preannuncio di quanto avvenuto.

    Poche ore prima della sua destituzione, Sonko aveva lasciato intendere pubblicamente l’esistenza di tensioni ormai difficili da ricomporre. In Parlamento aveva dichiarato di non essere «un primo ministro che obbedisce ciecamente», parole interpretate da molti come il segnale definitivo della rottura.

    Ma la frattura non è soltanto una questione di rapporti personali. Sullo sfondo c’è una difficile situazione economica. Il Senegal sta attraversando una fase di forte pressione finanziaria dopo che un audit sui conti pubblici ha rivelato gravi anomalie nella gestione del debito, spingendo il Fondo Monetario Internazionale a congelare un programma da 1,8 miliardi di dollari.

    Secondo Reuters e Financial Times, proprio su come affrontare questa crisi si sarebbe consumato lo scontro decisivo. Faye appariva orientato a una linea più pragmatica e favorevole alla ripresa dei negoziati con i partner internazionali. Sonko, invece, si sarebbe opposto ad alcune misure considerate necessarie, comprese ipotesi di ristrutturazione del debito e interventi sui sussidi energetici.

    Anche il dossier energetico avrebbe contribuito ad aumentare le tensioni. La rinegoziazione dei contratti petroliferi e del gas era stata una delle principali promesse elettorali del duo Faye-Sonko, ma i risultati attesi non sono arrivati nei tempi previsti. Jeune Afrique aveva segnalato mesi fa il rallentamento del processo e la crescente pressione politica attorno a un tema cruciale per il futuro economico del Paese.

    Nelle ore immediatamente successive al siluramento, le reazioni sono rimaste prudenti ma cariche di tensione. Sonko ha affidato ai social un messaggio sorprendentemente distensivo: «Stanotte dormirò con il cuore leggero». Poco dopo è rientrato nella sua abitazione a Dakar, dove centinaia di sostenitori lo hanno accolto.

    Sul terreno, almeno nelle prime ore, non si registrano tumulti o violenze. Ma l’atmosfera resta estremamente fragile e tesa. La memoria delle proteste che precedettero le elezioni del 2024 – costate decine di vittime e segnate da forti tensioni sociali – continua a pesare sulla vita politica del Paese.

    La crisi apre ora interrogativi rilevanti sul futuro del Paese. Pur estromesso dal governo, Sonko conserva un peso politico considerevole e mantiene un forte sostegno popolare, soprattutto tra i giovani e nell’elettorato urbano. Inoltre il Pastef dispone di una posizione dominante nell’Assemblea nazionale, elemento che potrebbe complicare l’azione del presidente e rallentare eventuali riforme. Nelle ore successive alla sua destituzione, migliaia di attivisti e simpatizzanti sono scesi in piazza a Dakar e nelle principali città del Paese, per esprimere il sostegno all’ex primo ministro. La folla più numerosa si è radunata fuori dalla casa di Sonko in piena notte (foto sotto).

    L’ex primo ministro senegalese Ousmane Sonko, acclamato dai suoi sostenitori fuori dalla sua casa di Dakar dopo la sua destituzione, avvenuta la notte scorsa 
     

    Gli scenari ora restano aperti. Il primo è quello di una ricomposizione interna a Pastef con la nomina di un nuovo primo ministro vicino al presidente. Il secondo, più complesso, è una vera spaccatura del movimento di governo. Sonko conserva infatti una forte influenza politica e un radicato consenso popolare, soprattutto tra i giovani e nei centri urbani. Inoltre il partito dispone di una posizione dominante in Parlamento, fattore che potrebbe trasformare la crisi in una lunga fase di paralisi istituzionale.

    Esiste poi un terzo scenario, il più incerto: l’apertura di una nuova stagione di confronto politico attorno alla leadership futura del Paese. Negli ultimi mesi alcune modifiche legislative hanno alimentato speculazioni sulla possibilità che Sonko possa candidarsi alle presidenziali del 2029.

    Per anni il Senegal è stato considerato una delle democrazie più stabili dell’Africa occidentale. Tuttavia le violente tensioni che hanno preceduto le elezioni del 2024 avevano già mostrato profonde fratture sociali e istituzionali. La crisi di questa notte rischia di aprire una nuova fase d’incertezza in un Paese che si trova contemporaneamente ad affrontare sfide economiche, aspettative sociali molto elevate e la gestione strategica delle nuove risorse energetiche offshore.

    Oggi quella reputazione viene sottoposta a un nuovo stress test. Se fino a ieri Faye e Sonko apparivano i volti di una rivoluzione politica condivisa, il Paese si ritrova ora a misurarsi con una domanda più difficile: chi dei due rappresenta davvero il cambiamento promesso ai senegalesi?

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    23 Maggio 2026 0 commentI
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