Italia – Immigrazione, la colpa è del franco Cfa?

di Enrico Casale
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È tempesta diplomatica tra Italia e Francia. A scatenarla, una dichiarazione di Luigi Di Maio, vicepremier italiano, che ha accusato Parigi di «impoverire l’Africa», aggravando la crisi migratoria: «Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio, ma dobbiamo parlare delle cause perché se oggi c’è gente che parte è perché alcuni Paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa – ha detto il ministro -. La Ue dovrebbe sanzionare la Francia e tutti quei paesi che come la Francia stanno impoverendo l’Africa e stanno facendo partire quelle persone”, aveva aggiunto il capo politico dei 5 stelle».

Parole che hanno trovato eco nell’intervista data da Alessandro Di Battista a «Che tempo che fa»: «Attualmente la Francia, nei pressi di Lione, stampa la moneta utilizzata in 14 paesi africani, quasi tutti paesi della zona subsahariana. I quali – prosegue l’esponente M5s – non soltanto utilizzano una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso, prima con il franco francese e oggi con l’euro, sono costretti a versare circa il 50% dei loro denari in un conto corrente gestito dal Tesoro francese. Conto corrente con il quale – dice ancora Di Battista – viene finanziata una piccola parte del debito pubblico francese, ovvero circa lo 0,5%». La Francia, per Di Battista, tramite il controllo geopolitico di un’area dove vivono 200 milioni di persone «che utilizzano banconote e monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di interi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria, fiscale, valutaria e la possibilità di fare politiche espansive».

Le parole di Di Maio e di Di Battista hanno avuto una eco mediatica fortissima. La Francia, irritata, ha convocato per chiarimenti il nostro ambasciatore a Parigi e sono seguiti una serie di commenti.

Ma cos’è il franco Cfa? È, ha spiegato all’Agi Marco Magnani, professore di Monetary and Financial Economics alla Luiss di Roma, una moneta che rientra in «un accordo tra la Francia e 14 Paesi africani, siglato diversi decenni fa e rimasto in vigore anche dopo l’indipendenza delle colonie. È un’intesa che le parti coinvolte possono tranquillamente smontare, nel senso che non è un’imposizione».

Non una imposizione quindi, spiega Magnani, perché «i governi africani interessati, qualora volessero uscire da questo accordo, per utilizzare ognuno una loro moneta, oppure utilizzare una moneta comune che non sia garantita dal Tesoro francese, lo possono sempre fare». Il franco Cfa è certamente uno strumento della politica economica della Francia in Africa (le multinazionali francesi possono investire senza grandi rischi di cambio), ma ha anche garantito stabilità alle economie africane francofone. Cosa che, per esempio, non è avvenuta in Zimbabwe dove la crisi innescata dalla riforma agraria di Mugabe ha provocato iperinflazione e povertà.

Le critiche verso il franco Cfa si sono sollevate negli ultimi anni sia da sinistra che da ambienti sovranisti e di destra. Esiste una campagna per la sua abolizione. «Certo – aggiunge – immagino che qualcuno potrebbe avere difficoltà a comprendere come mai esponenti del governo italiano esprimano in modo così spinto opinioni su questo tema, a partire dal problema dell’immigrazione, che dunque coinvolgerebbe anche l’Europa. Direi che sono collegamenti molto stiracchiati».

A ciò si aggiunge il fatto che nell’elenco dei Paesi da cui sono arrivati i migranti in Italia, al primo posto c’è la Tunisia, poi l’Eritrea, che è un’ex colonia Italiana, e ancora Iraq, Sudan, Pakistan, Nigeria e Algeria. Il primo dei Paesi che hanno come moneta il franco Cfa è la Costa d’Avorio: in totale su 23.370 arrivati in Italia nel 2018, circa 2.000 vengono da questi Paesi. Un numero irrisorio.

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