Il Covid-19 uccide il mercato del qat

di Enrico Casale
qat
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Il coronavirus ha fatto una vittima eccellente: il qat o khat o miraa. Il lockdown imposto dall’epidemia ha di fatto azzerato il mercato di queste foglioline che hanno un potere stimolante e vengono consumate quotidianamente in tutta l’Africa orientale. Perché mantengano il loro effetto eccitante, le foglie vanno raccolte smistate e spedite il più velocemente possibile dalla zona di produzione ai consumatori. Più sono fresche e più valgono perché hanno maggiore potere eccitante. Negli anni, per fornire in modo tempestivo i consumatori, i commercianti locali, che fanno riferimento a organizzazioni mafiose locali, hanno sviluppato un sistema di trasporto che fa leva su una rete di pick-up e di aerei da turismo senza alcuna insegna. Così dall’Etiopia e dagli altipiani keniani ogni giorno affluiscono a Nairobi, Mogadiscio, Addis Abeba, ma anche ad Aden e Sana’a, tonnellate di ramoscelli avviluppati in foglie di banano per mantenerne la freschezza. Il business si aggira sui 400 milioni di euro all’anno.

Con l’introduzione del coprifuoco, il traffico è diventato più difficile. «La pianta – spiega un ambulante di Nairobi – viene acquistata dai grossisti che la portano qui in auto per rivenderla. L’introduzione del lockdown ha colpito il settore poiché alcuni clienti sono venuti a comprare la sera invece che al mattino come tradizione. La quarantena poi ha portato a un aumento dei prezzi poiché i carichi impiegano più tempo ad arrivare a causa dei posti di blocco creati intorno a Nairobi, poi ai quartieri di maggiore spaccio, in particolare Eastleigh».

«A causa del lockdown – osserva un altro commerciante -, i clienti che vivono in altri quartieri non possono più andare a fare provviste dove si vende la fogliolina. Un’altra misura che ha danneggiato il settore. Il blocco dei collegamenti aerei rende impossibile qualsiasi esportazione verso la Somalia, grande consumatore o l’Europa».

Lo stesso fenomeno sta avvenendo in Somalia. Secondo le organizzazioni che ne combattono il consumo, il blocco del commercio ha permesso di risparmiare, nella sola capitale, Mogadiscio, più milioni di dollari. Oltre, ovviamente, agli indubbi vantaggi sulla salute dei somali. Masticare le foglioline verdi di qat produce un effetto paragonabile a quella dell’anfetamina, con un aumento della pressione sanguigna, euforia, maggiore attenzione, parlantina, soppressione dell’appetito e del bisogno di dormire.

A esserne danneggiata è anche l’Etiopia, uno dei maggiori produttori africani. Ad Awoday, uno dei principali centri di traffico dello stupefacente, si stima che, normalmente, in una sola notte il giro d’affari ammonti a 70 milioni di euro. Molti dicono che i numeri sono ancora più alti e la corruzione è endemica. Si ritiene che il governo guadagni molto di più dalle vendite di khat che dal caffè, che è ufficialmente il primo prodotto di esportazione del Paese. Dieci volte di più, secondo un commerciante, «ma non lo diranno mai, perché alcuni paesi lo considerano una droga». Il Covid-19 però rischia di mettere in crisi anche questo mercato.

(Tesfaie Gebremariam)

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