Il Botswana: «Vendere l’avorio per salvare gli elefanti»

di Enrico Casale
Tanzania: un branco di elefanti si abbevera, al crepuscolo, a una pozza - Foto di Frans Lanting
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Sgabelli di zampe di elefante sono stati donati ai leader di Namibia, Zambia e Zimbabwe da Mokgweetsi Masisi, il presidente del Botswana, durante un incontro sul futuro dei pachidermi in Africa. I quattro Paesi, insieme al Sudafrica, chiedono che venga revocato il divieto di vendere l’avorio. Sostengono che i soldi del commercio possono essere utilizzati per progetti di conservazione.

Il bracconaggio di elefanti è un grosso problema in tutta l’Africa. Secondo alcune stime, ne vengono uccisi ogni anno 30mila esemplari. Si pensa che ne siano rimasti 450mila in tutto il continente. Le campagne internazionali per vietare la vendita di avorio come mezzo per prevenire il bracconaggio illegale hanno acquisito un enorme slancio, ma al momento non vi è accordo su come gestire le popolazioni di elefanti che invadono gli insediamenti umani e distruggono i raccolti.

Il Botswana, che ha circa 130mila elefanti, non riesce a gestire una ordinata convivenza tra pachidermi e uomini. Il dono degli sgabelli con i piedi di elefante ai leader in visita è stata una provocazione a sostegno del commercio di avorio. Il presidente Masisi, entrato in carica l’anno scorso, ha cambiato la rigida politica di conservazione degli elefanti sostenuta dal suo predecessore, Ian Khama. I critici, tuttavia, affermano che in questo modo il Paese rinuncerebbe ai turisti ricchi che si recano in Botswana per vedere i pachidermi. Questo turismo naturalistico rappresenta la seconda fonte di reddito estero della nazione dell’Africa australe.

Namibia, Sudafrica e Zimbabwe consentono la caccia e appoggiano la richiesta di vendere le scorte d’avorio per finanziare la conservazione degli elefanti.

Chi si oppone al commercio afferma che una vendita una tantum limitata un decennio fa ha portato al recente e devastante picco del bracconaggio.

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