Fabrizio Floris ▸ La poligamia come welfare

di Pier Maria Mazzola
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Il presidente tanzaniano e una onorevole keniana invitano gli uomini a moltiplicare il numero delle mogli per attenuare l’impatto di problematiche quali le famiglie monoparentali e i bambini di strada.

Negli anni Novanta, la costa keniana era affollata di donne bianche che flirtavano con giovani vestiti da Masai e molti si chiedevano quante donne sarebbero state necessarie per salvare l’economia del Paese. La questione ogni tanto ritorna sotto varie forme. Era stato il presidente della Tanzania John Magufuli, qualche mese fa, a invitare gli uomini «a sposare due o più mogli per ridurre le donne che rimangono senza marito», poi è stata la deputata del Kenya Gathoni Wamuchomba a chiedere ai ricchi di sposare più donne per risolvere i problemi sociali. Occorrerebbe, a suo avviso, riprendere la poligamia: «Se hai un figlio fuori dal matrimonio devi prendere anche la mamma».

Il suo intervento si è svolto al Violence Recovery Centre di Wangunyu, dove sono accolti molti bambini di strada, spesso figli di madri single: «Dove sono i loro padri? E perché vogliamo fingere che questo non sia un problema?». I bambini di strada in Kenya sono migliaia – tra i 250.000 e i 300.000 secondo le stime del Consortium of Street Children –, spesso chiamati chokora (spazzatura), e provengono da nuclei famigliari formati, per la grande maggioranza, da sole donne e bambini.

Quando «alla sera il bambino più “grande”, di 10-11 anni, vede che la mamma mette nel piatto un uovo, qualche verdura e un po’ di polenta, capisce che se mangia toglie il cibo ai fratellini più piccoli e alla mamma che ha lavorato tutto il giorno, così cerca di rendersi indipendente, di non pesare sulla famiglia, e durante il giorno sta in strada cercando di procurarsi da solo il sostentamento», racconta il missionario Renato Kizito Sesana. Diventa così un child in the street, un bambino che sta nella strada ma continua ad avere un punto di riferimento nella madre, e la sera torna a casa. Col tempo la sua famiglia diventa la strada, gli amici sono lì e sulla strada è ogni suo legame. Quando passa anche la notte in strada è uno street child (un bambino di strada).

Molte le reazioni sia favorevoli che contrarie all’invito della parlamentare. Per Robert Mwangi, docente al Kenya Utalii College, risolvere la problematica dei bambini di strada con la poligamia è come stampare denaro per risolvere la povertà. Benson Maloba, vecchio artigiano di Kiambu, ha menzionato il proverbio kikuyu: “Ricorda che due mogli insieme sono due vasi di veleno”. C’è anche l’aspetto religioso su cui molti fanno leva, ma, secondo Philip Anyolo, il vescovo cattolico di Homa Bay, «non è corretto che dei leader politici pretendano di proporre soluzioni ai problemi sociali attraverso forme alternative di famiglia».

Il problema dell’homeless infantile c’è, la risposta appare superficiale e abbastanza populista. Infatti, secondo i secondo i dati raccolti dal Kenya Integrated Household Budget Survey pubblicato dal Kenya Bureau of Statistics, è povero il 42,8% delle famiglie poligame contro il 27,2% di quelle monogamiche. Dall’Occidente eviterei però semplici giudizi di tipo morale, visto che la poligamia da noi è, di fatto, ampiamente presente: a parte la cosiddetta “infedeltà coniugale”, le coppie si sposano e risposano (su 194.377 matrimoni celebrati in Italia, 33.579 erano seconde nozze, il 17% del totale), hanno figli con partner diversi.

Per i bambini di strada del Kenya la strada verso una vita made in dignity è ancora lunga, ma kama utaweza (se puoi) «portali su una collina, falli giocare, torneranno bambini e coglieranno ancora il tempo della meraviglia», dice padre Kizito.


Fabrizio Floris, una laurea in Economia e un dottorato di ricerca in Sociologia dei fenomeni territoriali e internazionali, è membro della cooperativa “Labins, laboratorio di innovazione sociale”. Ha insegnato Antropologia economica presso l’Università di Torino e ha svolto altri insegnamenti. Suo principale campo d’interesse sono gli insediamenti informali, in Italia come in Africa. Scrive per Il manifesto, Nigrizia e altre testate. Tra i suoi libri: Eccessi di città. Baraccopoli, campi profughi e periferie psichedeliche (Paoline, 2007), Baracche e burattini? La città-slum di Korogocho in Kenya (L’Harmattan Italia, 2003).

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