Exploding Africa, di Diego Masi

di Matteo Merletto
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

L’autore si definisce «imprenditore della comunicazione», oltre ai suoi trascorsi politici e quelli ai vertici di un’importante ong, e si vede. Il suo libro, oltre a essere ricco di grafici e tabelle, è scritto con linguaggio diretto, più colloquiale – al limite dell’allarmistico – che “scientifico”. La sua preoccupazione è quella di uno che in Africa ci vive, esattamente nello slum di Korogocho, a Nairobi (il “Focus Kenya” è uno dei capitoli), dove, grazie a una onlus creata con la moglie Daria, ha dato vita a una «scuolina» e ad altre iniziative per i bambini (cui è dedicato l’ultimo capitolo). Evidentemente, l’esperienza sul campo e tante letture non potevano non fargli sorgere degli interrogativi.

Senza negare i tanti progressi e le potenzialità del continente, Masi è però preoccupato: non tanto per il presente quanto per il futuro. Le tendenze continuano a essere quella della povertà (anche se le percentuali migliorano, i numeri assoluti salgono), dell’esodo rurale senza sbocchi (nelle città ci si ammassa sempre più: presto vi si concentrerà dal 30% al 70% della popolazione), dell’insufficiente crescita economica (che si traduce in meno ricchezza per tutti, tranne che per una sparuta minoranza)… Il tutto, accelerato e ingigantito da «una demografia inarrestabile»: 2,5 miliardi di africani nel 2050, quasi il doppio nel 2100. «Secondo le stime attuali, il numero di migranti potrebbe attestarsi intorno alla cifra di 1.100.000 persone l’anno» (senza contare i migranti intracontinentali). Con l’Europa come primo approdo.

Leggere un libro come questo provoca reazioni contrastanti, al tempo stesso di fastidio (sembra offrire su un piatto d’oro le motivazioni alle nostre paure e razzismi montanti) e di positivo stimolo allo studio e alla ricerca di soluzioni. L’autore insiste nel dire che proprio le prospettive che agita devono far assumere all’Europa, finora «del tutto impreparata», le proprie responsabilità, nella consapevolezza che quello dei due continenti è un destino comune. Tre gli scenari che delinea, di cui uno solo positivo (ma nel quale non pare credere troppo), esortando comunque l’Europa ad «”adottare” l’Africa, e allora la partita sarebbe meglio arbitrata e giocata. […] È come se avessimo un gigante addormentato ai nostri piedi. Meglio saperlo, difendersi o farselo amico».

Fausto Lupetti Editore, 2017, pp. 221, € 20,00

(Pier Maria Mazzola)

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