Etiopia: l’inossidabile suora pianista del Negus

di Matteo Merletto

A 94 anni, Eamhoy Tsegué-Mariam Guèbrou continua a suonare il pianoforte. Come quando si esibiva alla corte dell’imperatore etiope Haile Selassie. Prima che prendesse una decisione clamorosa. Che l’ha portata a conoscere il successo in convento

Le sue mani corrono ancora veloci sulla tastiera, come ai tempi in cui si esibiva davanti all’imperatore. A 94 anni, Eamhoy Tsegué-Mariam Guèbrou continua a suonare e a stupire. Dalla sua cella nel monastero copto di Gerusalemme escono note che mescolano musica classica ed etiope. Un mix che le ha regalato un successo mondiale.

Esiliata da Mussolini

Figlia di una ricca famiglia di Addis Abeba, Eamhoy è la prima bambina etiopica mandata a studiare in Svizzera. Nell’importante collegio che frequenta viene avviata alla musica: una passione che subito la conquista. E per la quale dimostra di avere talento. La seconda guerra mondiale interrompe i suoi studi – Mussolini attacca l’Etiopia e manda in esilio la sua famiglia – ma, come le condizioni lo permettono, si trasferisce in Egitto per seguire le lezioni di un celebre maestro polacco, Alexander Kontorowicz. «Al Cairo – ricorda – suonavo nove ore al giorno. Là ho conosciuto tutto il repertorio classico». Kontorowicz è nominato direttore della banda della guardia del Negus e Eamhoy si esibisce davanti a Haile Selassie, che ne rimane affascinato.

Profuga in convento

Le viene offerta una borsa di studio alla Royal Academy of Music di Londra, ma rifiuta. Sente ormai crescere in sé un’inquietudine. «Nonostante il prestigio e l’onore di suonare per l’imperatore, sentivo che mi mancava qualcosa». Con una scelta clamorosa, lascia concerti e pianoforte ed entra in convento. Si fa suora. Tra le preghiere trova il tempo di riprendere in mano gli spartiti e si dedica allo studio della musica sacra e dell’ethio-jazz. Inizia così a comporre melodie che fondono stili diversi.

Il regime comunista di Menghistu la costringe di nuovo a fuggire. Nel 1984 è in un convento a Gerusalemme. Qui la scopre la musicista israeliana Maya Dunietz che, nel 2006, la convince a incidere un disco per la prestigiosa collana “Éthiopiques”. Arriva la fama, con recensioni sulla stampa internazionale. «Ho scritto molte musiche nell’isolamento della mia cella», confessa. A breve dovrebbe sfornare il secondo disco. Un altro successo.

(Tesfay Gebramarian)

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