Effetti speciali del decreto “insicurezza”

di Stefania Ragusa

C’è un piccolo giardino nascosto, a pochi passi dagli esuberanti grattacieli del rinascimento milanese di Porta Nuova, chiuso tra palazzi abitati più di notte che di giorno, ben curato e poco frequentato. La notte del 18 dicembre, in quel parchetto sono tornati a dormire i profughi: tre, avvolti in sacchi a pelo, rannicchiati su altrettante panchine. Nell’immagine, scattata da una certa distanza, potete vederli. Tre piccole macchie: una azzurra, una bianca e una giallina. La prima volta erano comparsi lì tre anni fa, ai tempi dei picchi degli sbarchi: era una primavera ancora fredda e ci rimasero per pochi giorni; poi probabilmente entrarono nella rete di accoglienza di Milano o semplicemente andarono via dall’Italia, come molti di loro hanno in animo di fare. Ora che man mano invece dalle strutture vengono cacciati, per effetto del decreto cosiddetto sicurezza, sono tornati. E, come allora, quando si svegliano raccolgono i loro cartoni e le coperte, li arrotolano e li sistemano tra i rami degli alberi, come fossero ripiani di armadi componibili: il 19 dicembre ha piovuto gocce di neve, i sacchi a pelo si sono inzuppati, i tre profughi non sono tornati. La mattina del 20 è passato un solerte furgoncino della nettezza urbana a ritirare i cartoni caduti a terra.

Le peggiori previsioni fatte da sindaci, associazioni laiche e religiose, sindacati e financo categorie delle imprese varie si sono avverate. Alice Moggi, assessora alle Politiche sociali di Pavia, è stata sommersa da una valanga di odio social proprio per aver nominato i paradossali effetti di una legge che per Oxfam si configura come quello della “non accoglienza” e che per Asgi, l’associazione di studi giuridici sull’immigrazione, è mero strumento di propaganda. Gravi le ripercussioni perfino sulle vittime di tratta, mentre Sant’Egidio ha denunciato che non vengono risparmiate le famiglie e nemmeno i minori, con bambini piccoli mandati fuori dai Cas e dai Cara senza alcuna soluzione alternativa. Caritas non smette di indicare i risvolti nefasti, e già visibili, della clandestinità nella quale si ributtano migliaia di persone molto spesso coinvolte, invece, in progetti di inserimento.

Come se non bastasse, molto preoccupati sono anche gli imprenditori, in particolare quelli che hanno creduto e investito nella formazione e nell’integrazione di persone che han proprio tutta la voglia di lavorare: la Cisl di Milano è lapidaria: “il decreto sicurezza non combatte l’illegalità, ma la crea”. Il sindacato ha appena presentato a Bruxelles i risultati stupefacenti di un progetto europeo sperimentato nel capoluogo lombardo oltre che in Germania e in Belgio: 25 dei 40 richiedenti asilo e umanitari che hanno partecipato al progetto pilota hanno già firmato un contratto, anche con grossi nomi del mondo del lavoro, ma ora rischiano di vedere svanire tutto l’impegno se le loro domande dovessero essere rigettate. “Pensate che se dovessero perdere il lavoro regolare se ne andrebbero? No, rimarrebbero qui ad alimentare il mercato nero”.  

Sui social intanto si moltiplicano le segnalazioni di persone, per lo più giovani uomini, sotto i ponti e tra i cespugli, con permessi di soggiorno umanitari e pure contratti di lavoro. “Per un amico africano espulso da Corelli, contratto di lavoro a tempo indeterminato, cerco una soluzione abitativa a Milano o hinterland basta che sia collegata alla città. Ora dorme sotto un ponte”, scrive Marianna che esprime anche il bisogno di creare una rete solidale che in qualche modo faccia disobbedienza civile.

Ci saranno a breve almeno 140mila nuovi irregolari, dicono i ricercatori dell’Ispi, per colpa del decreto che per sintesi porta il nome del Ministro dell’Interno. L’Istituto di politica internazionale li somma agli attuali 530mila stimati senza documenti, ai quali si aggiungono poi le decine di migliaia che entrano in Italia con regolare visto turistico e che non tornano nel loro paese al suo scadere. Almeno 700mila persone che vivono tra noi e spesso lavorano con noi per noi, eppure costrette a farlo clandestinamente.

Lorella Beretta

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