Milano, le parole dell’Omo

di Matteo Merletto

Tra l’Etiopia e l’Eritrea è scoppiata la pace, ma per gli abitanti della Valle dell’Omo, colpiti da una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dalle scelte di Addis Abeba, poco è cambiato. Si tratta di una tragedia rimossa, rispetto alla quale la fotografa americana Jane Baldwin ha scelto di mettersi in gioco in prima persona.

Al Mudec di Milano è possibile “immergersi”, fino al 6 gennaio, nella sua installazione multimediale (realizzata in collaborazione con Studio Azzurro e con l’intenzione di supportare la ong Survival) Se a parlare non resta che il fiume. Tra i suoni ovattati del lento mormorio dell’acqua, il pubblico è avvolto nella penombra di uno spazio senza colore.

Al centro, una scultura di creta rossa si libra a mezz’aria simboleggiando il corso sinuoso del fiume ormai secco: un contestatissimo progetto di sviluppo, la Diga Gibe III (nella cui costruzione ha un ruolo anche il nostro Paese) lo ha privato delle sue esondazioni naturali. Attraverso un semplice gesto del visitatore, un frammento di quella materia si tramuta in amuleto. E il fiume diventa cantastorie, il suo scorrere si fa parola. Come d’incanto, grazie al lento comparire dei volti si susseguono le testimonianze delle donne, che si intrecciano e sovrappongono prima di tacere e dissolversi lentamente nel gorgoglio delle acque. Infine, a parlare non resta che il fiume.

Info: www.mudec.it

(Stefania Ragusa)

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