Le rotte maledette dei migranti

di Matteo Merletto

I deserti e le piste africane sono micidiali per i migranti almeno quanto il Mediterraneo. Lo si ricava da un rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni che afferma che negli ultimi cinque anni in Africa sulle strade per raggiungere la Libia, attraverso il deserto del Sahara, il Niger e il Sudan sono stati almeno 6.600 i morti. L’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni precisa che questi dati sono il frutto di ricerche, deposizioni e testimonianze oculari riferite da chi questi drammi li ha vissuti direttamente.

Solo quest’anno le morti registrate nel continente africano sono state 1.386. Ma l’Organizzazione internazionale per le migrazioni sostiene che questi dati sono solo la punta dell’iceberg e il numero dei morti è pesantemente sottostimato. Non avendo accesso a vie legali per migrare chi si mette in cammino è esposto a rischi enormi, ai trafficanti di esseri umani e a violenze inaudite.

Le principali cause di morte sono la fame, la disidratazione, le violenze fisiche, le malattie la mancanza di accesso alle medicine. Tenendo conto che nel 2018 sono stati in totale 3.400 i migranti e i rifugiati che hanno perso la vita, la maggior parte dei quali cercando di raggiungere l’Europa attraversando il mare, si vede come le morti sulla terraferma, durante il viaggio costituiscano una buona metà delle vittime. Sia in mare che sulla terraferma però un calcolo preciso è impossibile e secondo i funzionari dell’Onu si può calcolare che le cifre ufficiali possano essere solo un terzo di quelle reali.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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