La strategia italiana per l’accesso all’acqua in Africa

di Tommaso Meo

di Maria Scaffidi

Dall’ampliamento della rete idrica a Brazzaville alla lotta alla desertificazione in Tunisia. Istituzioni e imprese a confronto sulla sostenibilità e sulla manutenzione delle infrastrutture

Garantire l’accesso all’acqua non è solo una risposta a un’emergenza, ma una scelta strategica per favorire la stabilità e la pace in Africa. Questo è stata la direzione ilustrata dalle istituzioni e dalle imprese italiane durante Codeway, la fiera dedicata alla cooperazione internazionale svoltasi a Roma dal 13 al 15 al maggio. L’obiettivo del Sistema Italia è ambizioso, contribuire con i propri progetti a portare acqua sicura a oltre due miliardi di persone che ancora non vi hanno accesso.

L’importanza della gestione umana e locale

A Codeway Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), ha ricordato come la risorsa idrica influenzi direttamente ambiti fondamentali come la salute, l’istruzione e la parità di genere: «L’acqua è un elemento che scorre e permea ogni settore dello sviluppo» ha detto. Tuttavia, l’efficacia degli interventi non dipende solo dalle grandi opere. Secondo Rusconi, anche i progetti tecnicamente migliori rischiano di fallire se non si integrano le tecnologie con il dialogo costante e il coinvolgimento delle comunità locali.

Sulla stessa linea, Francesco Maria Rotundi, amministratore delegato di Acea Infrastructures, ha spiegato che il problema principale non è l’assenza di soluzioni tecniche, ma la scarsità di fondi per la manutenzione e per la formazione del personale locale. Senza queste competenze, le opere rischiano di diventare inutilizzabili in poco tempo. Anche Giorgia Scopece, direttrice di Sogesid, ha ribadito la necessità di superare il vecchio modello assistenziale dei progetti a fondo perduto, ovvero quegli impianti realizzati e poi abbandonati senza aver spiegato il loro funzionamento ai Paesi partner, puntando invece sulla reale autonomia gestionale delle comunità.

I progetti in corso

La collaborazione tra istituzioni pubbliche, aziende private e università si sta traducendo in interventi concreti sul campo. In Repubblica del Congo è in corso l’ampliamento della rete idrica della capitale Brazzaville, un’opera che porterà benefici a oltre un milione di persone. Fabio Massimo Ballerini, della Struttura di missione per il Piano Mattei, ha confermato che la gestione dell’acqua è una priorità politica condivisa con l’Unione Africana e sostenuta da finanziamenti congiunti con la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo.

In Tunisia, invece, il progetto Tanit punta a recuperare 12.000 ettari di terreno desertico attraverso il riutilizzo delle acque reflue depurate. Biagio Di Terlizzi, direttore del Centro di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam)di Bari, ha spiegato che l’iniziativa punta a trasformare l’economia locale, creando nuovi posti di lavoro e stabilità sociale attraverso la cooperazione scientifica e agricola.

I prossimi passi

I prossimi passi di questa strategia saranno discussi a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre, in occasione del primo Forum euromediterraneo dell’acqua, promosso dal Comitato One Water guidato da Vanessa Curcio. Il ruolo dell’Italia resta centrale nonostante le difficoltà del settore. Priyanka Soni, rappresentante del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), ha infatti ricordato che gli aiuti internazionali complessivi per l’acqua sono scesi del 23% nel 2025, ma l’Italia sta continuando a lavorare per sbloccare e facilitare nuovi canali di finanziamento entro l’inizio del prossimo anno.

Condividi

Altre letture correlate: