Cresce l’instabilità in Somalia tra tensioni politiche e la minaccia di al-Shabaab

di Tommaso Meo
soldati dell'esercito somalo

di Valentina Giulia Milani

L’uccisione di due alti ufficiali a Baidoa riaccende i riflettori su un Paese frammentato, dove la minaccia di al-Shabaab si intreccia a una crisi costituzionale senza precedenti e a un’emergenza alimentare estrema

L’uccisione di due alti comandanti dell’esercito somalo nei pressi di Baidoa, principale città dello Stato regionale del Sud-Ovest, è uno degli ultimi, tanti fatti, che parlano del crescente deterioramento della sicurezza e della stabilità politica in Somalia. Il colonnello Yonis Adam, comandante dell’8ª Brigata, e il colonnello Ali Yonis, comandante della 9ª Brigata della 60ª Divisione, sono morti in un’imboscata contro il loro convoglio alla periferia della città, ha scritto l’agenzia Apa. Il governo federale ha attribuito l’attacco ad al-Shabaab, anche se il gruppo jihadista non ha rivendicato l’operazione. La minaccia jihadista in Somalia in questi mesi si intreccia sempre più con rivalità politiche interne, scontri tra governo centrale e Stati federati e una crescente polarizzazione sul futuro istituzionale del Paese.

La crisi della Somalia federale

Il Sud-Ovest è oggi uno dei principali epicentri della crisi somala. La vittoria del Justice and Social Party, formazione vicina al presidente Hassan Sheikh Mohamud, nelle recenti elezioni regionali ha provocato la dura contestazione dei candidati dell’opposizione, che denunciano brogli e interferenze del governo federale. Secondo l’International Crisis Group, le tensioni tra Mogadiscio e l’ex presidente dello Stato regionale Abdiaziz Laftagareen si sono aggravate negli ultimi mesi, alimentando una crescente militarizzazione dell’area di Baidoa. Residenti locali citati da Apa riferiscono che, nonostante una calma apparente nelle strade, forze governative e gruppi armati vicini all’ex amministrazione regionale restano schierati in diversi quartieri della città.

La crisi non riguarda soltanto il Sud-Ovest. Le relazioni tra il governo federale e alcuni Stati membri della federazione, in particolare Puntland e Jubaland, restano tese da tempo. Human Rights Watch, nel suo rapporto mondiale 2026, sottolinea che il processo di revisione costituzionale e il modello elettorale promosso da Mogadiscio stanno accentuando le divisioni politiche e istituzionali. Diverse amministrazioni regionali accusano infatti il presidente Hassan Sheikh Mohamud di voler accentrare il potere riducendo l’autonomia degli Stati federati.

L’opposizione sul piede di guerra

Parallelamente cresce anche lo scontro tra governo e opposizione nazionale. Il Somali Salvation Forum ha convocato una nuova manifestazione per oggi, sabato 16 maggio, a Mogadiscio contro quella che definisce una possibile proroga «incostituzionale» del mandato presidenziale. L’opposizione sostiene che il mandato di Hassan Sheikh Mohamud scada il 15 maggio, mentre il governo ritiene valide le modifiche costituzionali approvate dal Parlamento che ne estenderebbero la durata. Una precedente protesta prevista il 10 maggio era stata bloccata da un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza nella capitale.

In questo quadro di crescente frammentazione politica, al-Shabaab continua a rappresentare una minaccia centrale per la stabilità del Paese. L’Unione africana, in un comunicato del Consiglio per la pace e la sicurezza pubblicato il 12 febbraio 2026, ha ribadito il sostegno alla Missione di sostegno e stabilizzazione dell’Unione africana in Somalia (Aussom) e alle forze somale, avvertendo però che le divisioni interne rischiano di compromettere i progressi ottenuti contro il gruppo jihadista. La debolezza del fronte politico e istituzionale offre infatti ad al-Shabaab maggiori margini di manovra soprattutto nelle aree rurali e nelle regioni dove il controllo statale resta fragile, notano alcuni osservatori.

La trappola della fame e il rischio di instabilità profonda

Alla crisi politica e di sicurezza si aggiunge una grave emergenza umanitaria. Secondo l’ultimo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), circa 6 milioni di persone in Somalia affrontano livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Nel distretto di Burhakaba, nella regione di Bay, la malnutrizione ha raggiunto livelli definiti «estremamente critici», con il rischio concreto di carestia in caso di ulteriore peggioramento della situazione. L’Ipc stima inoltre che nel 2026 quasi 1,88 milioni di bambini avranno bisogno di cure per malnutrizione acuta. Siccità ricorrenti, conflitti, sfollamenti, aumento dei prezzi e riduzione degli aiuti internazionali stanno aggravando una delle crisi umanitarie più profonde del continente africano.

Il rischio, secondo analisti e organizzazioni internazionali, è che le diverse crisi si alimentino reciprocamente. Le dispute sul processo elettorale e sul mandato presidenziale stanno indebolendo ulteriormente la coesione istituzionale del Paese, mentre le tensioni con gli Stati federati e l’emergenza umanitaria rischiano di creare nuove opportunità per al-Shabaab. In assenza di un compromesso politico credibile tra governo, opposizione e amministrazioni regionali, si teme che la Somalia possa entrare in una fase di instabilità ancora più profonda nei prossimi mesi.

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