Tre morti e 22 feriti: è questo il bilancio di violenti scontri armati avvenuti negli scorsi giorni nella zona di Ras Al-Aliyah, nel sud-est della Libia. Il conflitto a fuoco non è scoppiato tra fazioni rivali del Paese, ma tra due gruppi armati entrambi considerati vicini a Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar
Le violenze, scrive The Libya Observer, sono esplose durante una manovra militare. Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo guidato dal comandante Ali Al-Mashai avrebbe provocato i membri dell’87° Brigata, guidata da Monim Attebiga. La lite è degenerata rapidamente in un conflitto a fuoco in cui sono state utilizzate armi leggere e medie.
Tra le tre vittime accertate c’è Abdulwanis Ali Abd Rabbah Al-Shikhi, un ufficiale di 54 anni che prestava servizio proprio nell’87° Brigata. I 22 feriti sono stati trasferiti negli ospedali della zona.
Per fermare i combattimenti è dovuto intervenire direttamente Saddam Haftar che ha mediato tra i due gruppi per calmare le tensioni. Subito dopo l’incidente, i vertici militari di Rajma (il quartier generale delle forze di Haftar) hanno ordinato ai media locali il silenzio stampa assoluto sulla vicenda, nel tentativo di non diffondere i dettagli di quello che è a tutti gli effetti uno scontro interno. Per questo motivo le autorità ufficiali non hanno rilasciato dichiarazioni.
L’episodio, scrive ancora il quotidiano online libico, conferma la forte fragilità della Libia orientale e meridionale. Nonostante il controllo formale della regione sia nelle mani del clan Haftar, il territorio resta frammentato tra diverse milizie alleate ma spesso in competizione tra loro, rendendo la sicurezza instabile.



