I contagi reali di Ebola molto superiori ai dati ufficiali, e scattano i soccorsi internazionali

di Tommaso Meo
Rilevamento febbre. Foto di Haruna Musa per MSF

L’epidemia del virus Ebola Bundibugyo che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) sarebbe molto più estesa di quanto finora ipotizzato, con un numero reale di contagi che potrebbe essere da due a cinque volte superiore ai dati ufficiali registrati, che finora parlano di 600 casi sospetti e 139 decessi. Una recente analisi condotta da esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in collaborazione con l’Imperial College di Londra ha fatto emergere uno scenario preoccupante, stimando che, al 17 maggio, i casi di malattia potrebbero oscillare tra le 400 e le 800 unità, senza escludere che il dato possa superare il migliaio.

Di fronte a questa escalation, la risposta sanitaria internazionale si è intensificata con il dispiegamento di cento tonnellate di materiale medico e attrezzature di protezione destinate alle province orientali del Paese, aree particolarmente difficili da raggiungere a causa dei conflitti armati.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato lo stanziamento di fondi per la creazione di 50 cliniche di trattamento a rapida installazione, destinate sia alla Repubblica Democratica del Congo che all’Uganda, dove sono stati segnalati i primi focolai transfrontalieri. Anche il governo congolese ha annunciato la costruzione di nuovi centri di cura vista la situazione critica negli ospedali locali, al momento sopraffatti dal numero di pazienti. La situazione «preoccupante» è confermata anche da Medici senza frontiere (Msf). Trish Newport, responsabile del programma di emergenza di Msf, ha raccontato che diverse strutture sanitarie contattate per isolare i pazienti erano piene. Msf ha aggiunto di stare inviando personale con esperienza nella gestione dell’Ebola nelle zone colpite per allestire un progetto di risposta alla crisi.

L’Oms ha intanto ufficialmente classificato il rischio epidemico come elevato sia a livello nazionale sia regionale, sottolineando l’urgenza di rafforzare le attività di tracciamento dei contatti e l’isolamento dei soggetti sospetti per spezzare le catene di trasmissione. Secondo il direttore generale dell’organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sebbene il rischio di una pandemia globale rimanga al momento basso, la situazione sul terreno desta viva preoccupazione. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha confermato che la ricerca attiva nelle zone sanitarie colpite, tra cui l’Ituri, ha permesso di identificare centinaia di casi probabili, molti dei quali non ancora confermati in laboratorio ma caratterizzati da sintomi compatibili con il virus.

Intervenuto su queste criticità, Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze di Medici senza frontiere, ha avvertito che rimane ancora molto lavoro da compiere per contenere la diffusione del contagio. La complessità operativa è aggravata dalle restrizioni logistiche e dalla necessità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari in un contesto geografico instabile. Nel frattempo la comunità internazionale, inclusa la Commissione europea, mantiene alta la guardia, precisando però che attualmente non ci sono elementi che richiedano misure restrittive specifiche per i cittadini europei. Il rischio di infezione all’interno dell’Unione europea rimane estremamente contenuto.

Condividi

Altre letture correlate: