Quanti ostacoli alla pace in Sud Sudan

di Tommaso Meo

di Valentina Giulia Milani

Un rapporto di Medici senza frontiere denuncia bombardamenti contro ospedali saccheggi e violenze che stanno colpendo civili e operatori sanitari. In un conflitto sempre più frammentato oltre 760 mila persone sarebbero rimaste senza accesso alle cure

Il governo del Sud Sudan, i gruppi armati dell’opposizione e gli altri attori coinvolti nel conflitto a bassa intesità stanno ostacolando il lavoro degli operatori umanitari e mettendo sempre più a rischio la popolazione civile. È quanto denuncia l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) nel rapporto pubblicato questa settimana “They Killed Them While We Were Running” (Li hanno uccisi mentre fuggivamo) che documenta l’escalation delle violenze nel Paese.

Secondo Msf, tra gennaio 2025 e aprile 2026 si sono verificati 12 attacchi contro il personale e le strutture dell’organizzazione, episodi che avrebbero lasciato circa 762.000 persone senza accesso all’assistenza sanitaria. Nel rapporto vengono denunciati bombardamenti contro ospedali, saccheggi, rapimenti di operatori umanitari, restrizioni all’accesso degli aiuti e ordini di evacuazione rivolti sia alle organizzazioni umanitarie sia alle comunità civili nelle aree contese.

«L’assistenza umanitaria viene utilizzata come strumento per obiettivi militari e politici da tutte le parti del conflitto», afferma Msf, denunciando tentativi di costringere le organizzazioni non governative a spostare gli aiuti da alcune aree ad altre. Secondo l’organizzazione, tali pratiche stanno privando dell’assistenza salvavita intere comunità, in particolare negli Stati di Jonglei e Alto Nilo controllati dall’opposizione.

Juba, ospedale militare, un uomo attende un’operazione. Foto: Icrc

Il rapporto descrive un contesto di violenza diffusa caratterizzato da bombardamenti aerei, attacchi terrestri, reclutamenti forzati, rapimenti e violenze sessuali. Msf riferisce che nel 2025 nel Paese sono stati registrati 138 bombardamenti aerei, contro appena due nel 2024. Nello stesso anno l’organizzazione ha curato 6.095 persone ferite in episodi di violenza, rispetto alle 4.765 del 2024, mentre i casi di ferite da arma da fuoco sono aumentati del 77%. Nei primi quattro mesi del 2026 sono già state assistite oltre 1.800 persone ferite, comprese 885 sopravvissute a violenze sessuali e di genere.

Particolarmente grave, secondo Msf, la situazione delle strutture sanitarie. L’organizzazione accusa le forze governative di aver bombardato deliberatamente l’ospedale che sostiene a Old Fangak nel maggio 2025 e quello di Lankien nel febbraio 2026. Altre strutture sanitarie nelle località di Ulang, Pieri e Akobo sarebbero invece state saccheggiate da aggressori non identificati.

L’ospedale di Msf a Lankien, Stato di Jonglei, dopo l’attacco che l’ha colpito il 3 febbraio 2026.

«La popolazione civile sta pagando il prezzo più alto» ha dichiarato il capo missione di Msf in Sud Sudan, Zakaria Mwatia, sottolineando che città e villaggi abitati vengono colpiti con conseguenti vittime civili, sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture essenziali. L’organizzazione chiede al governo di Juba, allo Spla-Io e a tutte le altre parti coinvolte di rispettare il diritto internazionale umanitario e garantire la protezione dei civili e delle strutture sanitarie.

Dall’inizio del 2025 i combattimenti si sono intensificati in varie regioni del Paese, coinvolgendo le Forze di difesa del popolo del Sud Sudan (Sspdf), i loro alleati – comprese le forze ugandesi (Updf) – e una frammentata coalizione di gruppi d’opposizione che comprende lo Spla-Io, il National Salvation Front (Nas), la Nuer White Army e altre milizie alleate. Secondo Msf, il conflitto non può più essere descritto come uno scontro tra due sole fazioni, ma come una guerra multipolare caratterizzata da alleanze mutevoli e profonde divisioni politiche, regionali ed etniche.

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