L’alpinista marocchina Nawal Sfendla ha scalato di seguito Everest e Lhotse

di Tommaso Meo

L’alpinista Nawal Sfendla entra nella storia dello sport mondiale diventando la prima donna marocchina a completare con successo l’impresa “One Push” Everest-Lhotse. La scalatrice ha raggiunto la vetta dell’Everest, posizionata a 8.848,86 metri sul livello del mare, per poi proseguire senza soste al campo base verso la cima del Lhotse, che con i suoi 8.516 metri rappresenta la quarta vetta più alta del mondo.

Questa doppia ascensione nella cosiddetta “zona della morte” è considerata tra le prove fisiche e mentali più estreme nell’alpinismo internazionale. Sfendla, ex responsabile della comunicazione che ha dedicato gli ultimi anni alla carriera di alta quota, ha descritto l’impresa come la sfida più grande della sua vita, sottolineando quanto sia stato complesso trovare le riserve di energia necessarie per ripartire verso la seconda cima subito dopo aver conquistato il tetto del mondo.

Il suo curriculum sportivo è costellato di successi internazionali, tra cui figurano la scalata del Manaslu, del Kilimangiaro, dell’Elbrus, del Denali, dell’Aconcagua e della Piramide di Carstensz. Oltre al valore sportivo, l’alpinista utilizza le sue spedizioni e il suo impegno pubblico per promuovere temi legati alla resilienza, alla leadership e alla gestione del rischio. L’impresa è stata resa possibile grazie al supporto di partner come Delassus Group, Ain Atlas, Afric Phar e Africa Feed & Food.

Oltre a Sfendla, l’alpinismo marocchino vede brillare anche figure come Hind Zemmama. Quest’ultima, imprenditrice e alpinista, è stata protagonista di un’ascesa straordinaria verso le Sette Vette”più alte di ogni continente, ricevendo il riconoscimento ufficiale da parte di re Mohammed VI.

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