Diga del rinascimento: le ultime mosse di Etiopia ed Egitto

di Valentina Milani
diga sul nilo

L’Etiopia ha invitato i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a sollecitare Egitto e Sudan a tornare ai negoziati tripartiti sotto la mediazione dell’Ua sulla Grande diga del rinascimento (Gerd).

In una lettera indirizzata all’attuale presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il vice primo ministro e ministro degli Esteri dell’Etiopia, Demeke Mekonnen, ha affermato che Egitto e Sudan hanno scelto di “internazionalizzare” la questione per esercitare una pressione “indebita” sul suo Paese. La lettera menziona il rifiuto di Egitto e Sudan di un’iniziativa etiope sullo scambio di dati prima dell’inizio del secondo riempimento della diga, secondo una dichiarazione rilasciata lunedì dal ministero degli Esteri etiope.

Il Cairo ha affermato che la proposta includeva “diversi errori e affermazioni” che non riflettono il percorso dei colloqui negli anni passati, sostenendo, insieme a Khartoum, che lo scambio di dati dovrebbe avvenire solo dopo che è stato raggiunto un accordo, non prima.

Sameh Shoukry, ministro degli Esteri egiziano, ha da parte sua iniziato ieri un tour africano per contattare i leader del continente e parlare con loro del dossier della Gerd.

Il primo presidente incontrato è stato Uhuru Kenyatta al quale il ministro ha consegnato un messaggio del presidente Abdel-Fattah al-Sisi. Il Kenya è membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e riveste quindi un ruolo fondamentale nella possibile mediazione tra le parti interessate al riempimento del bacino della diga. Shoukry ha consegnato un altro messaggio simile al presidente delle Comore, Azali Assoumani, il cui Paese è membro dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana (Ua).

Durante entrambi gli incontri, Shoukry ha spiegato i risultati degli ultimi incontri ospitati nella capitale congolese all’inizio di questo mese. Un ciclo di colloqui di due giorni si è tenuto a Kinshasa il 4-5 aprile sotto l’egida della Repubblica democratica del Congo, attuale presidente dell’Ua, con l’obiettivo di rilanciare i negoziati in stallo.

Il ministro degli Esteri egiziano, ha inoltre portato un messaggio al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa da parte del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi sulla spinosa questione.

L’Egitto sta cercando di mobilitare l’azione internazionale per impedire all’Etiopia di procedere con il secondo riempimento della Gerd durante la prossima stagione delle piogge a luglio. Shoukry ha visitato Kenya e Comore lunedì e dovrebbe recarsi anche in Tunisia, Niger, Senegal e Repubblica Democratica del Congo in un tour africano di sette nazioni per cercare di raccogliere sostegno per le richieste dell’Egitto, hanno detto i funzionari.

L’Egitto sta tentando, per la seconda volta in un anno, di convincere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad affrontare la disputa con l’Etiopia sullo sbarramento sul Nilo Azzurro. Il Paese dipende dal Nilo per oltre il 90% della sua acqua potabile e teme che la diga riduca sostanzialmente la sua disponibilità idrica. Anche il Sudan è preoccupato per l’impatto della diga. Entrambi hanno cercato un accordo legale che vincolasse l’Etiopia su quanta acqua può trattenere o rilasciare ma finora non è stata raggiunta alcuna intesa. 

Da una decina di anni, Egitto, Sudan ed Etiopia cercano di raggiungere un accordo sullo riempimento del bacino e sulle norme per regolare eventuali conflitti in futuro. Attualmente però non si è giunti ad alcuna intesa.

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