Dalla mediocrità all’eccellenza, di Filomeno Lopes

di Matteo Merletto
Dalla mediocrità all’eccellenza, di Filomeno Lopes

Il sottotitolo, “Riflessioni filosofiche di un immigrante africano”, orienta subito all’oggetto di questo saggio. Intento dell’eclettico autore – originario della Guinea-Bissau e da tanti anni residente a Roma, giornalista a Radio Vaticana, artista musicale e appassionato di filosofia con già diversi titoli pubblicati alle spalle – è squarciare il velo sulla visione appunto “filosofica” retrostante al fenomeno migratorio. Anzi, sulle visioni, al plurale. Perché quello che Lopes “rimprovera” ai suoi confratelli «immigranti» soprattutto subsahariani, è di rimanere essi stessi succubi del «paradigma euronordoccidentale», che vede nel flusso Nord-Sud «un diritto e un dovere» (il colonialismo nei suoi avatar) e, nel flusso di senso opposto, un problema, un fastidio, un’emergenza… Uno degli esempi di tale «riflessione mimetica» è l’esistenza, nei governi africani, di ministeri dell’Immigrazione a immagine e somiglianza di quelli europei, mentre là dovrebbero casomai esistere ministeri dell’Ospitalità. È ben vero (e l’autore ricorda diversi casi concreti) che tante volte le politiche interafricane dell’immigrazione non sono granché alternative a quelle euronordoccidentali…

Il discorso invita direttamente gli immigranti neri a un risveglio, a una riscossa culturale. E uno degli elementi originali è la sua lettura critica del mandato da ministra di Cécile Kyenge, secondo l’autore troppo giocato sul piano politico mentre avrebbe dovuto essere l’occasione di tanti gesti simbolici forti – campo, questo, in cui gli africani hanno sicure competenze – di integrazione e di riconciliazione.

Per motivare e offrire i contenuti dell’auspicato approccio africano all’immigrazione, Filomeno chiama a raccolta tutto un suo (e non solo suo!) pantheon: da Frantz Fanon a Jean-Marc Ela, da Amílcar Cabral a Eboussi Boulaga, da Cheikh Anta Diop a Cheikh Hamidou Kane… Non esclusivamente neri, però. Anche nell’italiano Roberto Mancini (ma non l’allenatore!, bensì l’autore di Esistenza e gratuità. Antropologia della condivisione e di tanto altro) e nel cubano Raúl Fornet-Betancourt, padre della filosofia interculturale, l’autore trova chiavi decisive per un pensiero che faccia passare «dalla mediocrità all’eccellenza nelle rispettive società di accoglienza».

Una riflessione condotta con passione, che in qualche passaggio potrebbe anche essere discussa, e provocatoria nei confronti degli africani «diasporiani» come pure dell’Italia (e dell’Europa) che ha svuotato Cristo di senso.

Edizioni Sui, 2015, pp. 147, € 19,90

(Pier Maria Mazzola)

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