Covid-19 in Africa, contraddizioni e buone notizie

di Valentina Milani
Coronavirus
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Un continente formato da 54 stati che si distinguono per morfologia, politica, tradizioni, cultura, economie, etnie e storia… L’Africa non è un ‘qualcosa’ di unico e indistinto da considerare sempre e solo nella propria globalità e lo sta dimostrando anche il Covid-19.

«Come è messa l’Africa con il Coronavirus? Sarà un disastro», domanda tanto scontata quasi quanto complessa. Il continente africano sta infatti facendo i conti con la pandemia e lo sta facendo, come tutti gli altri continenti, nei limiti delle proprie possibilità: vi sono nazioni più colpite e altre meno colpite e vi sono misure più o meno restrittive. Ecco perché, ancora una volta, diventa fondamentale evitare le generalizzazioni e capire cosa sta accadendo in alcuni Paesi senza però scordare due grandi verità: prima di tutto, nelle zone rurali può risultare alquanto difficoltoso riconoscere e monitorare casi di Covid; in secondo luogo, la gestione dell’epidemia si appoggia su sistemi sanitari spesso dalle fondamenta alquanto deboli. Inoltre, l’elevata densità della popolazione in alcune aree, unita alle precarie condizioni di vita e di igiene che si riscontrano in baraccopoli o quartieri popolari, di certo non giocano a favore dell’Africa. In ogni caso non bisogna generalizzare considerando anche che, per esempio, molti stati africani possono contare, dall’altra parte, su un’età media molto giovane.

I numeri: nel continente africano sono quasi 60.000 i casi di contagio da Covid-19. Lo si apprende dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dai quali emerge che il ritmo di incremento quotidiano che ormai si registra dai primi di maggio è regolare. Il Sudafrica e l’Egitto restano i due Paesi col maggior numero di casi,  seguiti da Marocco e Algeria.

Partendo proprio dal Nord Africa, si nota comunque  come alcune nazioni abbiano reagito tempestivamente all’arrivo del Coronavirus (Fonte RFI). Le misure adottate nel Maghreb negli ultimi mesi hanno infatti contribuito a limitare l’impatto della malattia, anche se Marocco e Algeria sono ancora, come visto, tra i Paesi più colpiti. La Tunisia, invece, non ha registrato alcun nuovo caso dall’inizio di questa settimana.

Quale, invece, la situazione della Nigeria, il Paese più popolato dell’Africa?  Nel nord del Paese continuano a verificarsi quelle che, a inizio epidemia, venivano definite ‘morti misteriose’ e che sola ora vengono ricollegate al Covid-19. Questo fa naturalmente pensare al peggio perché il virus, inizialmente non riconosciuto, può essersi diffuso indisturbato per settimane. Una missione sanitaria ufficiale nella regione settentrionale ha affermato di «temere un’ecatombe». Secondo l’ultimo bilancio ufficiale, nello Stato di Kano finora i contagi sarebbero 666, diventando il secondo più grande focolaio in Nigeria dopo Lagos, nel sud.
Il numero di test eseguiti nel Paese rimane però davvero esiguo e questo rende difficile fare stime realistiche sulla diffusione della malattia. Attualmente, la Nigeria ha più di 5.600 casi confermati di Coronavirus e 176 morti. Dal 4 maggio il Governo ha comunque dichiarato l’inizio della fase due.
Il Covid-19 in questa nazione va ad aggiungersi a una serie di altre malattie che affliggono questo e altri Paesi africani, come la Repubblica Democratica del Congo che sta facendo i conti anche con il morbillo ed ebola.

Nel frattempo, nella nazione più colpita dell’Africa, il Sudafrica, l’esercito ha iniziato a costruire quattro ospedali da campo per prepararsi all’impatto ‘devastante’ della pandemia da Covid-19. Contemporaneamente, a inizio maggio, il presidente Cyril Ramaphosa ha annunciato un allentamento delle misure restrittive avvertendo, però, i sudafricani di prepararsi al peggio dal momento che il numero di casi di contagio continua a salire. A marzo Ramaphosa aveva annunciato un blocco delle attività fra i più rigidi al mondo. I casi confermati – e dichiarati – nella nazione arcobaleno sono attualmente 16.433. Si teme in particolar modo per gli abitanti delle township che ricoprono vaste aree anche di città come Johannseburg e Cape Town.

Spostandosi invece nell’Africa occidentale, la politica adottata in Senegal è risultata alquanto contraddittoria. Il Paese ha infatti dichiarato lo stato di emergenza, primo in tutta l’Africa, il 23 marzo, anche se le prime misure restrittive risalivano al 13 marzo. Come abbiamo già sottolineato in un precedente approfondimento, questa rapida reazione è stata considerata un fattore determinante nel contenimento della pandemia.
A due mesi di distanza e con numeri molto diversi (i morti sono diventati 19, il contagio comunitario è in crescita e 2.544 sono i casi accertati), il presidente Macky Sall ha deciso di invertire rotta affermando la necessità di «imparare a vivere col virus» e annunciando un significativo alleggerimento delle limitazioni alla circolazione e alla vita economica.

Al contrario, in Kenya, il presidente Uhuru Kenyatta ha chiuso i confini con la Somalia e la Tanzania nel tentativo di arginare l’ulteriore diffusione del Coronavirus. In un discorso televisivo alla nazione tenuto sabato 16 maggio Kenyatta ha dichiarato di voler imporre nuove misure restrittive dopo aver appreso che alcuni casi sono arrivati dai Paesi confinanti. E, se da un lato si suggerisce di stare a casa per arginare la diffusione del virus, dall’altro si ordina la demolizione di numerose abitazioni in uno slum di Nairobi: lunedì 4 maggio più di cinquemila famiglie di Kariobangi (circa 70mila abitanti) si sono infatti svegliate con le ganasce delle ruspe che demolivano le loro baracche. Preavviso: meno di 24 ore.

L’ultima nazione africana ad aver registrato il suo primo caso di Covid-19 è stato il Lesotho. Il piccolo regno arroccato sulle montagne, probabilmente, ha importato il virus dal Sudafrica: il primo contagiato è infatti stato individuato dai test effettuati su 81 viaggiatori provenienti da Sudafrica e Arabia Saudita.

Per fortuna, però, non mancano le notizie positive: le autorità sanitarie dell’Eritrea hanno dichiarato che il Paese non ha più registrato casi dopo che tutti i 39 pazienti di Covid-19 sono guariti. Il ministero della Sanità ha affermato che l’ultimo paziente è stato dimesso dall’ospedale il 15 maggio. Anche nelle Mauritius il ministro della Sanità Kailesh Jagutpal ha affermato che da 21 giorni non ci sono casi di infezione nel Paese.

Il dinamismo del continente africano e i densi contatti tra le persone sono elementi che possono giocare a sfavore di numerose nazioni. Carta vincente dell’Africa è, però, dall’altra parte, la famigliarità con malattie infettive come Ebola e, non meno importante, la marcata resilienza della sua popolazione.

(Valentina Giulia Milani)

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