Burkina Faso | Ecco come morì Sankara

di Enrico Casale
Thomas Sankara
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In Burkina Faso tutti sanno com’è morto Thomas Sankara, il giovane e carismatico leader che ha governato il Paese dal 1983 al 1987. Tutti sanno che a ucciderlo sono stati alcuni suoi compagni di lotta con il neanche tanto velato sostegno della Francia. Ieri, 13 febbraio, per la prima volta è stato ricostruito il suo omicidio in un contesto ufficiale. Grazie alle testimonianze di sopravvissuti, testimoni e accusati, la corte militare di Ouagadougou ha ricomposto i tasselli  di un’azione tanto efferata quando ignobile perché commessa contro una persona che non aveva alcuna difesa.

L’attacco si è svolto il 15 ottobre 1987. Sono le 16 del pomeriggio a Ouagadougou. In programma per il pomeriggio ci sono tre riunioni speciali per il gabinetto di governo. Alle ore 16,30, il Presidente, a bordo di una Peugeot 205 nera si dirige alla sede del Consiglio Nazionale della Rivoluzione, ma dopo pochi minuti che la seduta ha inizio ecco un rumore improvviso. Mezzi in avvicinamento, macchine o camion, non si sa. Il rumore si fa sempre più intenso e poi repentino al posto del singhiozzo delle vecchie Reanult ecco il più sordo crepitio delle raffiche di mitra. Uomini armati sparano contro l’edificio, hanno fucili d’assalto, armi leggere e granate. Sankara esce mani in alto e viene freddato da una raffica, e insieme a lui vengono uccisi altri 12 ufficiali e membri del governo: Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré.

«Grazie alla versione dei protagonisti – spiega Maître Prosper Farama, uno degli avvocati della famiglia Sankara – è stato possibile mettere insieme le varie fasi del colpo di Stato. La ricorstruzione è  stata simile a una rappresentazione teatrale. I sopravvissuti hanno recitato il loro ruolo e quelli che sono morti sono stati sostituiti da altri. Questo ha consentito di contestualizzare in modo preciso e concreto cosa è accaduto e di vedere la verosimiglianza o meno delle versioni che sono state presentate».

Tra gli accusati presenti, il generale Gilbert Dienderé ha testimoniato come si è svolto il suo viaggio e quale ruolo ha svolto quando le armi hanno iniziato a sparare. Dal campo sportivo al luogo dell’omicidio, passando accanto al suo ufficio del tempo.

Il colpo di stato fu organizzato dall’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaore con l’appoggio di Francia e Stati Uniti. L’Occidente non poteva sopportare la libertà e l’indipendenza del giovane e carismatico presidente del Burkina Faso, che si era rifiutato di pagare il debito estero e aveva osato sfidare i grandi del mondo con il tentativo di rendere il povero Burkina autosufficiente e libero da ricette economiche di stampo neocoloniale.

 

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