Botswana: parchi, pitture rupestri e curiosità

di Valentina Milani
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Circa il 17% del territorio del Botswana è occupato da parchi o riserve nazionali, mentre un altro 20% rientra nella categoria Wildlife Management Areas (zone a fauna controllata). In queste aree protette è possibile fare meravigliosi safari e, se si è fortunati, avvistare quattro dei famosi ‘big five’. Nel Paese vivono infatti leoni, leopardi, elefanti e bufali. Tra le riserve principali vi sono: la Moremi Game Reserve dove sono presenti quasi tutte le specie di mammiferi grazie alla ricchezza d’acqua della zona; il Chobe National Park, abitato da tantissimi elefanti e il Makgadikgadi National Park dove si estende il favoloso mondo delle saline.

Oltre ai safari, in Botswana è possibile andare alla scoperta di vere e proprie chicce, sia storiche che naturalistiche. Nei dintorni della capitale Gaborone, per esempio, vi è un luogo considerato dagli tswana uno dei ‘quattro luoghi sacri della creazione’. Si tratta di Matsieng, dove è possibile ammirare affascinanti pitture rupestri e impronte di grossi piedi impresse nella roccia. Numerose leggende aleggiano intorno a questo posto. Una delle tante narra che Matsieng era un gigante che viveva in mezzo alla natura e che lasciò le impronte mentre usciva da una grotta, circondato dagli animali sia domestici che selvatici con i quali abitava. Un’altra zona archeologica interessante è quella delle colline di Lepokole che sono un prolungamento delle colline Matobo dello Zimbabwe e si trovano a una trentina di chilometri a nord di Bobonong, cittadina situata nel distretto centrale del Botswana. Numerose sono le gole le cui pareti sono state incise dal popolo san. Vi sono anche utensili risalenti all’Età della Pietra.

Mochudi è invece un interessante villaggio che dista circa una quarantina di chilometri a nord di Gaborone che venne fondato intorno al 1500 dagli kwena. Da ammirare sicuramente è la tipica architettura locale con le sue armoniose abitazioni che si inseriscono perfettamente nel paesaggio circostante. Le case sono solitamente circolari e hanno un tetto in paglia intrecciata. I mattoni vengono intonacati con un impasto di sterco e di terra e l’esterno della casa è decorato a mano con terreno di vari colori. Le armoniose decorazioni vengono chiamate, in lingua locale, ‘lekgapho’. Per chi volesse approfondire la storia della regione, si segnala il Phuthadikobo Museum.

Per chi si recasse nelle regioni nord-occidentali del Delta dell’Okavango segnaliamo una curiosità: le donne wayeyi e mbukushu creano meravigliose ceste intrecciate divenute famose in tutto il Botswana. Realizzate con le fibre delle foglie di palma e colorate con tinture naturali, vengono comunemente utilizzate come contenitori per sementi. Alcune hanno intrecci così fitti e resistenti che vengono impiegate per conservare la birra. La tecnica per farle è complicata e si tramanda di generazione in generazione dal momento che la vendita di queste ceste rappresenta una fondamentale fonte di guadagno per le famiglie delle comunità rurali. Sono inoltre decorate con motivi ornamentali molto evocativi.

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