A Zanzibar manca l’alcol, stagione turistica a rischio

di claudia

È carenza alcol a Zanzibar, lo splendido arcipelago tanzaniano a largo di Dar Es Salaam, e questa situazione potrebbe presto ricadere sull’industria turistica locale, la spina dorsale dell’economia delle isole.

La carenza di alcol e la conseguente impennata dei prezzi infatti si verifica proprio all’inizio della stagione turistica, che genera il 90% delle entrate dell’arcipelago. Lo scorso anno Zanzibar ha registrato un aumento del 16% dei visitatori internazionali, toccando la cifra record di oltre 630.000 turisti. Lo rivela il rapporto annuale sul turismo del governo di Zanzibar, che spiega che tale impennata è dovuta al significativo aumento degli arrivi dall’India e dalla Russia.

L’arcipelago è infatti afflitto da settimane da una permanente carenza di bevande alcoliche e i prezzi della birra sono aumentati di quasi il 100% dopo l’interruzione della catena di approvvigionamento, interruzione dovuta a un improvviso cambio di importatori, spiega la Bbc. La crisi è talmente profonda che il ministro del Turismo di Zanzibar Simai Mohamed Said è stato costretto a dimettersi per le “condizioni di lavoro sfavorevoli e destabilizzanti”: prima di dimettersi Said ha accusato pubblicamente lo Zanzibar liquor control board (Zlcb) di cattiva gestione dell’industria dei liquori. Più precisamente, la carenza è iniziata quando Zlcb ha ritardato il rinnovo dei permessi per i tre importatori tradizionale, ovvero One Stop, Scotch Store e Zmmi, ma non è chiaro il motivo per cui le licenze delle tre aziende, che da più di vent’anni fornivano alcol sull’isola, non siano state rinnovate.

Il mese scorso, la Zlcb ha concesso licenze a tre nuove società, Kifaru, Bevko e Zanzi Imports, ma gli operatori dell’arcipelago sostengono che stanno ancora lottando per soddisfare la domanda di alcolici. Per ottenere una licenza occorre essere nati e residenti a Zanzibar, avere la “fedina penale fiscale” pulita e versare una tassa annuale di 12.000 dollari al Comitato regolatorio.

Tuttavia la polemica politica infuria e sembra quasi miarginalizzare le notizie sulle carenze di alcol: il presidente di Zanzibar, Hussein Mwinyi, ha accusato Said di avere un conflitto di interessi mentre era ministro. Uno dei suoi parenti sarebbe infatti a capo di una società importatrice di bevande alcoliche, la cui licenza non è stata rinnovata dallo Zlcb. Inoltre, i tre precedenti titolari di licenza di importazione hanno presentato un ricorso chiedendo al governo di Zanzibar di rinnovare le loro licenze e accusando le società concorrenti di violare la legge, in particolare perché alcuni non-zanzibarini sarebbero coinvolti nell’importazione di alcolici. La situazione è che anche bevande che è possibile trovare ovunque in Tanzania, come la birra Safari, sono attualmente non disponibili in tutto l’arcipelago.

Conosciute per le loro splendide spiagge sabbiose e il ricco patrimonio culturale, le isole tanzaniane dell’Oceano Indiano sono apprezzate dai turisti di tutto il mondo: l’anno scorso Zanzibar è stata classificata tra le 10 migliori destinazioni di viaggio in Africa da diverse riviste turistiche.Tuttavia, gli operatori locali avvertono che i problemi legati all’offerta di alcolici potrebbero far perdere all’isola molto appeal. La produzione locale di alcol è vietata a Zanzibar, la cui popolazione è in gran parte musulmana, e la maggior parte dell’alcol venduto sulle isole proviene dalla Tanzania continentale, mentre una parte viene importata dal Sudafrica.

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