Un’antilope ad alto rischio di estinzione

di Valentina Milani
damalisco di hunter

Un tempo era abbastanza facile avvistarli al confine tra Kenya e Somalia, ma negli ultimi anni il loro numero è calato drasticamente. Stiamo parlando del damalisco di Hunter: una specie di antilope dichiarata ad altissimo rischio di estinzione. Oggi al mondo se ne contano infatti meno di 500 individui.

Il damalisco di Hunter è molto simile al damalisco comune. Ha un’altezza al garrese di circa 1 m e un peso compreso fra 70 e 110 kg. Ha un manto fulvo omogeneo ed è caratterizzato dalla presenza, sul muso, di una linea di pelo bianco che unisce i due occhi. Sia il maschio che la femmina hanno corna sottili e puntute, incurvate verso l’alto e verso l’esterno; quelle del maschio sono più spesse e più lunghe, e possono arrivare a 70 cm di lunghezza. Vive in aree di savana, sia erbosa che semi-arida e arbustiva, e si nutre di erba corta. Può passare lunghi periodi senza bere.

La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera Beatragus hunteri una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione. La popolazione di queste antilopi era considerata in pericolo già nel 1963. Da allora, ha subito due periodi di contrazione. Tra il 1976-1978, la popolazione è scesa da 14.000 a 2.000 individui. Di recente, probabilmente a causa di un incremento del bracconaggio, la popolazione è ulteriormente scesa fino a 300 individui. Oggi i damalischi di Hunter sono una delle specie più rare e più prossime all’estinzione del pianeta.

Il Kenya sta portando avanti alcuni progetti di conservazione, difendendo una piccola popolazione (meno di un centinaio di capi) nel parco di Tsavo Est. Il giovane Abdullahi Hussein Ali, per esempio, ha lanciato in Kenya un programma di conservazione per salvarli che si chiama Hirola Conservation Program e che ha come scopo la protezione delle specie esistenti e il ripopolamento di alcune zone, tramite anche la sensibilizzazione della popolazione locale.

Condividi

Altre letture correlate: