Tigray, la guerra si trasformerà in guerriglia?

di Enrico Casale
guerra in Tigray
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L’esercito federale etiope ha lanciato una massiccia offensiva militare che ha come obiettivo la presa di Macallé, la capitale del Tigray. Le forze armate di Addis Abeba sono preponderanti e, quasi certamente, riusciranno a conquistare la città. Ma ciò porterà alla conclusione della guerra contro il Tplf, il partito al potere nella regione?

Il Tplf non è un partito qualunque. È un’organizzazione ben strutturata che rappresenta, come si è visto nelle ultime elezioni locali, la maggioranza della popolazione tigrina. Per 17 anni ha condotto, sulle aspre montagne del Tigray, una guerriglia che ha portato alla caduta del dittatore Menghistu Hailè Mariam. Dal 1991 ha poi controllato con pugno di ferro, grazie a una rete fittissima di informatori e agenti segreti legati ai servizi di intelligence e alle forze armate, l’intera Etiopia. L’avvento al potere di Abiy Ahmed li ha progressivamente emarginati costringendoli a tornare nelle loro roccaforti nel Tigray. Quando la tensione con il governo centrale si è alzata, i leader del Tplf hanno ordinato ai loro miliziani di occupare il grande comando militare regionale dell’esercito federale. Qui hanno trovato molte armi, inclusi razzi e missili, ma anche cibo, vestiti, ecc.

L’occupazione è stata la scintilla che ha fatto deflagrare il conflitto. Abiy ha risposto accusando il TPLF di aver oltrepassato «la linea rossa finale» e ha ordinato attacchi aerei e il dispiegamento di truppe nel Tigray.

A ventidue giorni dall’inizio del conflitto, Abiy ha lanciato «la fase finale» delle sue operazioni nel Tigray per prendere il controllo di Macallè. Tutti gli osservatori sostengono che la città cadrà «nei prossimi giorni». Il Tplf e la sua leadership però continueranno a combattere. L’esperienza di guerriglia maturata in anni di lotta contro il regime comunista di Menghistu tornerà utile. Le vecchie basi sulle montagne verranno riaperte. Nelle valli e nelle gole del Tigray saranno organizzati colpi di mano contro le forze federali etiopi. La guerra quindi è destinata a continuare. Quanto? Difficile dirlo, ma la soluzione non è dietro l’angolo. Anche perché Abiy non può permettersi di avere una regione instabile. Il rischio è che altre regioni si ribellino e portino all’implosione dell’Etiopia.

(Enrico Casale)

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