A 20 anni dalla tragedia della nave Probo Koala, in Costa d’Avorio, il Consiglio nazionale dei diritti umani ha rinnovato a Ginevra l’appello per una giustizia ambientale duratura che tuteli le vittime del disastro e prevenga futuri reati ecologici. La notizia, diffusa dall’Aip (Agence ivoirienne de presse), evidenzia come il presidente dell’organismo ivoriano sia intervenuto nella sede delle Nazioni Unite in Svizzera durante la sessione del Consiglio per i diritti umani per riportare l’attenzione sui danni causati dallo sversamento di rifiuti tossici ad Abidjan nel 2006.
L’organismo nazionale ha sostenuto la necessità di rafforzare i meccanismi di responsabilità per le multinazionali coinvolte in reati ambientali nei Paesi in via di sviluppo, promuovendo riparazioni adeguate e un monitoraggio sanitario prolungato per le popolazioni colpite dal disastro ambientale del 2006. Come riferisce l’agenzia Aip, l’appello intende sollecitare un impegno globale affinché le normative internazionali impediscano il trasferimento di sostanze nocive verso i Paesi del Sud del mondo, garantendo che le comunità locali abbiano accesso a rimedi giuridici efficaci e a un ambiente sano.
Vent’anni fa la nave cargo Probo Koala, noleggiata dalla società di trading petrolifero Trafigura, ha scaricato oltre 500 tonnellate di rifiuti chimici tossici in alcune discariche a cielo aperto di Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio. Lo sversamento ha causato 15 morti e decine di migliaia di intossicati che si sono presentati negli ospedali locali con gravi problemi respiratori, nausea e ustioni cutanee. L’incidente ha scatenato una forte crisi politica nazionale e una lunga battaglia giudiziaria internazionale che ha costretto la compagnia mercantile a versare ingenti risarcimenti alle vittime e alle autorità civili per la bonifica del territorio.


