Sudan – La rivolta non si spegne

di Enrico Casale
omar al bashir

Centinaia di persone hanno protestato nella città sudanese di Omdurman, cantando «Il popolo vuole la caduta del regime». Le manifestazioni di ieri sono state scatenate dalla morte di un ragazzo.

Sono ormai settimane che il Sudan è scosso da dimostrazioni quasi quotidiane. I manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Omar al Bashir, ritenuto responsabile della diffusa corruzione e della situazione di crisi economica – l’inflazione è molto alta e complica l’accesso al cibo e ai medicinali –, le cui cause sembrerebbero affondare nella perdita dei giacimenti petroliferi a seguito della secessione del Sudan del sud nel 2011.

Il governo di Khartum ha reagito con violenza alle proteste: da dicembre si contano circa quaranta vittime tra i manifestanti. La famiglia del ventiquattrenne Alfateh Omar al-Nemeir ha dichiarato a Reuters che il ragazzo è stato ucciso da un proiettile che lo ha colpito mentre partecipava a una manifestazione pacifica nel quartiere di Burri, un quartiere della capitale Khartoum, oltre il Nilo da Omdurman, giovedì scorso. Ma non sarebbe il solo ad aver perso la vita. Un comitato di medici legati all’opposizione ha detto che un bambino e un medico sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco durante le proteste del 17 gennaio a Burri.

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