Sudafrica, la pesante eredità dell’apartheid sulla terra

di claudia

In tutte le società del mondo, in qualsiasi epoca storica, è inevitabile arrivare al punto in cui la maggioranza, spesso discriminata e tenuta sotto scacco da una minoranza ricca e potente, lotta per il potere, per conquistare o riconquistare un ruolo perduto, o mai ottenuto. Il Sudafrica è un caso di manuale. A quasi trent’anni dalla fine dell’apartheid, il tema dell’espropriazione e della ridistribuzione della terra alle popolazioni nere resta un nervo scoperto.

Questo è un viaggio che comincia in Sudafrica, terra di conquista per centinaia di anni, porto di mare, terra di nessuno, luogo sconfinato per i colonizzatori europei abituati a vedere ben altro con i loro occhi. Altipiani maestosi che si tuffano nell’oceano, deserti interni, fiumi che scavano la terra in profondità, la savana calpestata da elefanti quasi centenari che fanno tremare il suolo con aria maestosa ed eterea. Inglesi e olandesi, in una prima fase storica che va dal XVII fino al XIX secolo non hanno creduto in questo territorio, trattandolo solo come “porto”, attratti unicamente dalla zona sud del Paese, la zona del Capo, fortemente contesa. Inglesi e olandesi non hanno mai creduto in una pacifica convivenza con le popolazioni autoctone, con gli Zulu, con i Khoisan, convinti, come tanti altri Stati colonizzatori, che avrebbero solo portato del bene in quel territorio così selvaggio e che la popolazione nera non avrebbe potuto progredire senza di loro. Improvvisamente, con la scoperta nel 1870 di importanti riserve d’oro e di diamanti, il Sudafrica diventa territorio appetibile. È da qui che comincia la guerra inglese per unificare questo grande Paese diviso in quattro aree diverse.

Cambio di prospettiva
Cosa ha comportato lo sfruttamento intensivo delle miniere? La maggior parte dei giovani neri sudafricani hanno abbandonato le terre per dedicarsi all’estrazione di oro e diamanti. Per quanto il salario sia basso e le condizioni fossero simili alla schiavitù, un salario è pur sempre un salario. Da qui si vede perdersi, passo dopo passo, la cultura agricola e legata all’allevamento delle popolazioni autoctone. Non sarà molto difficile promulgare nel 1913 il Native Land’s Act che consegnerà l’87% delle terre coltivabili in mano ai bianchi. Tutti conoscono il resto della storia, l’Apartheid, lo sviluppo separato nelle Home lands e dopo interminabili lotte finalmente la speranza, il faro dell’uguaglianza, l’attivismo di Nelson Mandela e l’ascesa dell’ANC (Congresso Nazionale Africano), partito politico che dal 1994 ad oggi governa il Paese.

La redistribuzione come faro della democrazia
In quasi tutte le democrazie occidentali c’è un importante passaggio storico, un simbolo, rappresentato dalla redistribuzione dei terreni agricoli. In Italia è avvenuto nel 1950 il frazionamento dei grandi latifondi per permettere ai braccianti di possedere la terra, di possedere qualcosa. In Sudafrica i tentativi di redistribuzione del 1994 proposti da Mandela risultano pressoché fallimentari. Nel 2018 però il nuovo Presidente Cyril Ramphosa, esponente dell’ANC, ripropone l’idea restringendo la sua agenda politica a due questioni fondamentali: l’istruzione universitaria gratuita e la riforma agraria.
In merito alla riforma lo slogan delle testate giornalistiche estere è spesso simile: Ramphosa vuole espropriare le terre agli Afrikaner senza nessun tipo di compensazione.
Quali sono le motivazioni che hanno portato il Presidente a questa scelta? La disoccupazione giovanile sudafricana è allarmante, i giovani nati dopo il 1994, i cosiddetti “free born” non hanno vissuto la lotta per porre fine all’Apartheid e per questa ragione sono lontani dall’ANC, dal partito della liberazione, e come tanti giovani europei, sono disillusi dalla politica.
Per approvare la riforma agraria nella sua totalità, una modifica della sezione 25 della Costituzione appare necessaria. Il testo fondamentale prevede già la possibilità di espropriare dei territori ma con compensi adeguati e attraverso il permesso di un’apposita Corte che ne stabilisce l’interesse nazionale.

L’Expropriation Bill
A tal proposito è il caso di analizzare meglio la proposta di legge, l’Expropriation Bill. In realtà la proposta è abbastanza diversa da quello che ci si immagina a causa dei titoli dei giornali, infatti L’Expropriation Bill, che per ora è ancora una proposta di legge, prevede delle compensazioni (art. 12) per l’esproprio delle terre, valutate in base all’interesse statale, agli interessi dell’ente che subisce il provvedimento, alla storia dell’area, all’utilizzo che ne viene fatto e al valore di mercato. Si sottolineano, tuttavia, alcuni casi in cui le compensazioni non verranno concesse: ad esempio quando la terra non viene usata in modo appropriato e non c’è l’interesse nel farla progredire, quando il terreno è stato abbandonato e per altri casi simili. La Corte verrà chiamata in causa se lo Stato e l’ente che subisce l’esproprio non riescano ad arrivare a un accordo.
La legge oggi è in discussione presso l’Assemblea Nazionale; si prevede che riesca ad essere definitivamente approvata entro la fine dell’anno per due motivazioni principali: il supporto all’EFF, partito populista che si è rafforzato non poco a spese della maggioranza, e che per primo nel 2017 ha posto la questione della espropriazione senza compensazione e la conferma al vertice del Paese che Rampohosa ha ottenuto alle elezioni del 2019.

Gli impedimenti
Gli oppositori all’Expropriation Bill sono vari e le loro argomentazioni sono di diversa natura. Ad esempio, secondo la Democratic Alliance, il maggiore partito di opposizione, e l’Afriforum, una ong in difesa della cultura Afrikaner, questa legge si fonda su una motivazione razziale: togliere le terre ai bianchi latifondisti per darle ai neri autoctoni, e porterebbe ad una sistematica persecuzione degli Afrikaner.
Lo scoglio maggiore, in ogni caso, sembra essere l’opinione pubblica; i proclami confusi e la spiegazione parziale della legge alla popolazione creano un visibile malcontento. I fondi per la diffusione mediatica da parte del Governo, soprattutto attraverso i social network, sono pochi e poco puntuali.
Secondo i dati, le terre coltivabili in Sud Africa sono circa il 20% e, come si è detto precedentemente, la geografia del Paese è abbastanza impervia, montuosa. È prevalentemente l’apparato industriale e conseguentemente l’agricoltura su base industriale ad approvvigionare il Paese. Inoltre, la popolazione nera sudafricana si è allontanata dalla terra dopo la scoperta dei massicci giacimenti minerari, abbandonando la realtà agricola e di allevamento. La maggior parte della popolazione non è mai stata così lontana dalla terra. Questo significa che non basterà espropriare e redistribuire, poiché l’investimento maggiore che lo Stato dovrà sostenere è la formazione dei nuovi giovani agricoltori, per evitare che l’apparato agricolo sudafricano collassi e non sia più competitivo sul mercato.

Chi potrebbe subire l’esproprio?
Venendo alle paure dei latifondisti Afrikaner, è possibile ritenere che l’esproprio senza compensazione non verrà riservato ai grandi latifondisti, che curano le proprie terre, tendono a farle sviluppare sempre di più e portano avanti cospicui investimenti e soprattutto che inchioderebbero lo Stato in cause e tribunali per anni. Forse drammaticamente questa legge inciderà sulle aree sottosviluppate, che talvolta ospitano alloggi a basso reddito e baracche di latta abitate da persone indigenti.
I problemi sembrano molto più ampi della soluzione. La redistribuzione e la creazione di una società più equa, paritaria e con le stesse possibilità per tutti i cittadini è ambiziosa, giusta e anche terribilmente complessa. Il rischio è l’insufficienza di fondi, la poca preparazione dei nuovi agricoltori e l’esproprio coatto di terre a chi non può difendersi. Ma è una storia comune per la democrazia, la riforma agraria storicamente ne è stata la base, nonostante i periodi successivi di aggiustamento e di incertezza il percorso è stato spesso molto simile a questo. Chissà se la storia della democrazia sudafricana si evolverà ancora e se si presenteranno altre vie per la sua stabilizzazione.

(Rebecca Reina, AMIStaDeS)

Sitografia
https://www.limesonline.com/cartaceo/il-secolo-afrikaner-e-le-delusioni-del-dopo-apartheid
https://www.limesonline.com/cartaceo/storia-e-geopolitica-sudafricana
https://www.limesonline.com/limpero-sudafricano/3849
https://www.parliament.gov.za/project-event-details/285
https://mg.co.za/news/2020-11-11-thousands-of-south-africans-apply-for-land-online/
https://mg.co.za/politics/2020-10-27-does-the-expropriation-bill-muddy-the-land-question-even-further/
https://www.gov.za/sites/default/files/gcis_document/201605/b4d2015pdf.pdf
https://pmg.org.za/bill/973/

Condividi

Altre letture correlate: