Sudafrica – Fiammata xenofoba, quattro morti

di Enrico Casale
xenofobia in sudafrica

A Zeerust e a Soweton, in Sudafrica, almeno 4 persone hanno perso la vita in un’ondata di attacchi xenofobi contro negozi gestiti da stranieri dopo che un commerciante non sudafricano aveva ucciso un malvivente nel corso di una rapina. Sebbene tutte le vittime siano sudafricane, diversi esercizi commerciali posseduti da stranieri sono stati saccheggiati e distrutti. In precedenza erano scoppiati altri disordini a seguito della diffusione di notizie secondo le quali i negozianti immigrati avrebbero venduto prodotti scaduti o contraffatti. Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (Acnur) sono 280.000 i rifugiati e i richiedenti asilo che vivono in Sudafrica.

«Ancora una volta, abbiamo dovuto vedere immagini diffuse dai media di sudafricani ben vestiti e ben nutriti che saccheggiano negozi di proprietà straniera, aggredendo i proprietari, minacciandoli di morte e lasciando sullo loro scia distruzione e vite annientate», ha dichiarato all’Agenzia Fides, mons. Buti Joseph Tlhagale, arcivescovo di Johannesburg e Presidente dell’Ufficio per i migranti e i rifugiati della Southern African Catholic Bishops’ Conference, nel denunciare le violenze xenofobe verificatesi la scorsa settimana a Zeerust e a Soweto.

«A Zeerust e a Soweto, i cittadini avrebbero dovuto portare di fronte alle forze dell’ordine le accuse secondo le quali alcuni stranieri vendono droghe o merci scadute. Non ci può fare giustizia da soli», ha sottolineato mons. Tlhagagle. L’arcivescovo ha detto di essere rimasto sbalordito nel vedere i saccheggiatori caricare frigoriferi, stufe e altre attrezzature sui camion e portarsi via tutto questo sotto gli sguardi dei poliziotti che non sono intervenuti.

Ricordando che circa l’80% della popolazione sudafricana si dichiara cristiana, mons. Tlhagale ha esortato a rispettare il comando evangelico di «amare il prossimo come se stessi». Quindi, ha sottolineato, odiare qualcuno sulla base della diversa nazionalità, razza, appartenenza tribale o religione, è una diretta violazione del comandamento dell’amore.

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