Rifugiati: un mondo malato

di Raffaele Masto
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Per il quinto anno consecutivo i rifugiati nel mondo aumentano. Per il quinto anno consecutivo il numero dei profughi è un record. Per il quinto anno consecutivo la stragrande maggioranza dei rifugiati è africano.

Il rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha conteggiato nel 2017 ben 68,5 milioni di profughi. Mai così tanti. A rendere preoccupante la situazione poi è l’incremento: il 2016 sul 2015 registrava un aumento di 300mila unità. L’incremento del 2017 sul 2016 è di oltre tre milioni di persone. Un dato che fa paura.

Il numero di rifugiati a livello globale è una sorta di segnale di malattia, come la febbre per un corpo umano. Se il mondo produce rifugiati è un mondo che non sta bene, che produce sofferenza contraddicendo la mitologia del progresso umano che dovrebbe invece allargare ed estendere il benessere. Insomma il nostro pianeta – e l’organizzazione sociale, politica ed economica che governa gli oltre sette miliardi di persone che lo abitano – è malato.

Tutti quelli che ritengono che le migrazioni sono un male che affligge l’umanità si mettano il cuore in pace: sul nostro pianeta c’è un serbatoio di potenziali migranti che rende il fenomeno delle migrazioni inevitabilmente in crescita.

E, secondo i dati dell’UNHCR, l’Africa rappresenta il più grande serbatoio di migranti. Dunque il Mediterraneo sarà sempre più attraversato da africani che cercano rifugio, protezione, o semplicemente una vita con qualche chances in più in Europa.

Quali sono i principali serbatoi africani? Se si va a vedere si scopre che sono serbatoi che in molti casi noi stessi (per interessi, per ragioni economiche o politiche) abbiamo contribuito a riempire: la regione intorno al Lago Ciad, il Sud Sudan attraversato dalla guerra civile, la Repubblica Democratica del Congo con le sue immense ricchezze minerarie.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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