RdCongo e estrazione del cobalto: è vera green economy?

di Raffaele Masto
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Le notizie vere, quelle che hanno ripercussioni e conseguenze importanti, spesso attraversano il mondo dell’informazione occultate da tante altre al punto da passare inosservate. E’ il caso di questa notizia di cui ora vi riferisco: per garantisi il possesso di un minerale strategico come il cobalto la China Molybdenum Co ha acquisito il controllo nella Repubblica Democratica del Congo, della Tenke Fungurume, partecipata da aziende di varie nazionalità. In questo modo la China Molybdenum Co è diventato il secondo operatore mondiale nell’ambito dell’estrazione del cobalto dopo il gigante svizzero Glencore Plc che, fra l’altro, ha annunciato che quest’anno fornirà un terzo del minerale estratto da un altra azienda cinese del settore batterie, GEM Co.

Per comprendere la valenza di questa notizia e le conseguenze che potrà avere in Africa e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo da dove oggi proviene il 65% del cobalto mondiale, bisogna conoscere alcuni dati.

Nel 2017 il prezzo del cobalto è aumentato di quasi il 200%. Il motivo è che la domanda di questo metallo è cresciuta (e sta crescendo) in modo abnorme. La produzione di batterie già oggi assorbe il 42% del cobalto estratto annualmente nel mondo. Si tratta del minerale inserito nei circuiti e nelle batterie di cellulari, tablet, computer, navigatori, pannelli solari e vari dispositivi HiTec. Parte del cobalto estratto va anche a costituire le batterie per le auto elettriche che oggi nel mondo sono circa 17mila. Per un cellulare ci vogliono minime quantità di cobalto, la batteria di un auto elettrica ne necessità di una quantità variabile da un chilo a poco meno di due.

La notizia è che le auto elettriche diventeranno, secondo alcune stime, 530 milioni entro il 2030 e che una buona parte di queste saranno prodotte in Cina dato che questo paese si sta attrezzando per essere uno dei principali fautori del passaggio dal petrolio all’energia pulita. Ecco perché la domanda è destinata a crescere.

Per comprendere fino in fondo questa notizia bisogna anche sapere che il cobalto non è un minerale raro. La scorza del nostro pianeta ne offre parecchio e si può estrarre anche come prodotto secondario da altri minerali come il rame, l’oro, il ferro. Nel 2017 il Congo ha estratto circa 66mila tonnellate di cobalto. Al secondo posto nella classifica mondiale c’è la Cina, che domina sulle terre rare (ne estrae circa l’80%), ma di cobalto ha ricavato solo 7.700 tonnellate. In Africa lo estraggono anche Zambia, Sudafrica, Madagascar, Tanzania, Mozambico. Ma importanti riserve se ne conoscono in nord Europa, in Australia, negli Stati Uniti, in Siberia.

Il problema è che l’estrazione e la lavorazione del Cobalto è un processo enormemente nocivo per i lavoratori e per l’ambiente. Ecco perché quello della Repubblica Democratica del Congo è un cobalto prezioso rispetto ad altri, dato che viene estratto con un esercito di decine di migliaia di bambini, in miniere clandestine, senza regole e con un costo del lavoro infimo. Una produzione dietro la quale stanno grandi multinazionali che però non controllano il territorio, lo fanno controllare a formazioni guerrigliere che tengono le regioni ortientali di questo paese in un clima di perenne conflitto e con una popolazione alla fame.

Recentemente il presidente Joseph Kabila ha varato un nuovo codice minerario che aumenta la percentuale del valore delle estrazioni che va allo stato. Ma in molti sospettano che si sia trattato dell’ultimo colpo del presidente che, prima di essere estromesso, ha portato a casa un accordo miliardario.

Insomma tutto si muove e chi rischia di pagare il prezzo più alto dell’auspicato passaggio dall’economia dei fossili alla green economy (ma verde poi perché?) saranno ancora una volta i congolesi che avranno finanziato una importante svolta mondiale.

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