PM Mazzola ▸ Quel Maggio ’68 africano

di Pier Maria Mazzola

Il 1968, e particolarmente il mese di maggio, fu rivolta studentesca – e quasi rivoluzione – anche a Dakar. Una faccenda di borse di studio non elargite, e di condizioni logistiche inadeguate, che porterà il Paese sull’orlo del regime militare. Ma anche trent’anni dopo, e poi di nuovo pochi giorni fa, gli atenei del Senegal sono tornati a ribollire. Sempre a maggio, e ancora con una giovane vittima.

«Je suis Fallou Sène». Mouhamadou Fallou Sène è il nome di un ragazzo di 26 anni, morto il 15 maggio nel campus di Saint-Louis, in Senegal, in uno scontro con la polizia durante le proteste studentesche – un movimento nato all’inizio dell’anno – per i ritardi nel pagamento delle borse di studio. Altri studenti nella stessa circostanza hanno riportato gravi ferite. Il 24 maggio la protesta – Je suis Fallou Sène – è ripartita in diverse città del paese, con la partecipazione di migliaia di giovani che reclamavano le dimissioni di tre ministri. Il presidente Malick Sall aveva incontrato due giorni prima una delegazione di studenti e deposto dai rispettivi incarichi il rettore e il direttore delle Opere universitarie.

Il 5 maggio, sempre a Saint-Louis, scontri tra universitari e forze dell’ordine si erano conclusi con una decina di feriti gravi. Tutto l’anno accademico era stato vissuto nel subbuglio. L’ultimo atto della protesta era stato innescato dalla mancanza di energia elettrica nel campus.

È il 29 maggio quando, questa volta a Dakar, i gendarmi irrompono nell’università. Anche allora, alla base c’era un problema di borse di studio. Anche allora, uno studente (libanese) muore. Il 19 ottobre 1967 il governo aveva deciso di versare agli studenti assegni per dieci mensilità anziché dodici. E, per di più, ampiamente decurtate (c’era, dietro, la crisi delle arachidi). Il 24 maggio 1968 gli studenti avevano annunciato lo sciopero a oltranza. Con loro solidarizzarono subito i sindacati dei lavoratori, e il 31 maggio il movimento coinvolge le principali città del paese. Il 31 maggio, l’associazione degli studenti africani in Francia occupa l’ambasciata del Senegal a Parigi.

Tutto questo, con un presidente-poeta alla guida del paese che risponde al nome di Senghor. «Il maggio ’68 – ha scritto l’autore di Mai ’68 au Sénégal, Omar Guèye – fu l’unica vera contestazione che fece tremare il potere di Léopold Sédar Senghor».

Non sono del tutto unanimi, oggi, anche tra i protagonisti dell’epoca, le interpretazioni sul perché di un “maggio ‘68”, ossia sulla sua sincronia con quello parigino. Chi mette l’accento sulla condivisione, nel mondo giovanile dell’epoca e a prescindere dalla sua dislocazione geografica, del medesimo esprit du temps (letture, musica, correnti di pensiero…), chi, come lo storico Abdoulaye Bathily, all’epoca ventunenne e tra i leader della rivolta (e l’anno scorso candidato alla presidenza della Commissione africana), insiste sulle rivendicazioni economiche, concrete, vitali per il proseguimento degli studi. Anzi, Bathily precisa che il movimento in Senegal era di fatto cominciato ben prima che a Parigi, smentendo così Senghor che rimproverava ai giovani di «scimmiottare» i loro coetanei francesi.

La crisi scuoterà tutto il Paese e si trasformerà in crisi politica, al punto che Senghor, disorientato, in una sorta di tentativo di autogolpe chiederà al capo di stato maggiore di prendere in mano il potere; Jean Alfred Diallo si rifiuterà, invece, di trasformare il Senegal in un regime militare e anzi consiglierà al presidente di adottare in fretta le riforme necessarie.

La crisi si risolve nel mese di settembre, quando il governo cede, almeno parzialmente, alle richieste degli studenti. È stato l’unico momento nella storia del Senegal sotto la lunga presidenza Senghor (1960-1980) in cui «si è arrivati a un passo dal colpo di Stato», testimonia lo stesso Bathily.

Foto Dakaractu


Pier Maria Mazzola è il direttore responsabile di Africa. È stato direttore di Nigrizia e direttore editoriale di Emi (Editrice Missionaria Italiana). È autore di libri, tra cui Sulle strade dell’utopia (Emi) e Leoni d’Africa (Epoché), e curato Korogocho di Alex Zanotelli (Feltrinelli) e Io sono un nuba di Renato Kizito Sesana (Sperling & Kupfer).

 

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