Premiata e K_Alma falegnameria

di Stefania Ragusa

Progettare per non essere progettati. Tra i principi ispiratori della falegnameria K_Alma, avviata a Roma, al Villaggio Globale al Testaccio poco più di due anni fa, c’è questo concetto espresso da Enzo Mari (avete presente chi è? eventualmente potete trovare qui una sintesi della sua filosofia concettuale) nel Manuale di Autocostruzione, elaborato e pubblicato nel 1974. A darle vita è stato un gruppetto di persone di varia nazionalità – Gabriella Guido (una nostra vecchia e cara conoscenza), e poi il falegname Edoardo e i due (allora) aspiranti falegnami Rashid e Cafrà che  oggi hanno imparato il mestiere – desideroso di promuovere un modello di impresa realmente basato sul lavoro, la collaborazione, il rispetto per le persone (tutte) e per l’ambiente. Il gruppo si è allargato ben presto e  sono stati impiegati altri rifugiati e richiedenti asilo, come il nigeriano Sule e il gambiano Bass, continuando a valorizzare materiali di recupero. Proprio come Gabriella aveva visto fare a Berlino, all’interno di una falegnameria sociale.

Dopo due anni di onorata attività e molti pezzi costruiti e riparati, la falegnameria K_Alma  ha ricevuto pochi giorni fa un riconoscimento importante: la sua storia, raccontata attraverso un servizio radiofonico da Valerio Maggio, è stata premiata nell’ambito del concorso “Storie di economia circolare“: storie cioé che raccontano «un’economia pensata per potersi rigenerare da sola», secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation. In altre parole: sistemi economici pianificati per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

A questo link potrete ascoltare il servizio, che Maggio fa cominciare con l’incipit di Pinocchio: «C’era una volta un pezzo di legno…». Tutto ciò che viene prodotto, racconta, è realizzato con legno di scarto e materiali recuperati, tappi di bottiglia per esempio. Sgabelli, armadi, lampade sono alcuni degli oggetti che i ragazzi della falegnameria progettano e costruiscono dando nuova vita al legno.  Si lavora per mantenere in vita un sapere prezioso e per condividerlo con chi sta cercando gli strumenti per incominciare una nuova vita: nello specifico, i richiedenti asilo.




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