Pessimo il film di Albanese sull’immigrazione

di Matteo Merletto

La commedia italiana è in crisi, Ma quando la commedia decide di occuparsi di immigrazione la crisi si trasfroma in catastrofe. Contromano, il nuovo film di Antonio Albanese, ne è la prova. Un film piatto, noioso e, ancor più grave, zeppo di stereotipi buonisti.

Partiamo dalla storia: Mario Cavallaro cinquantenne abitudinario è proprietario di un negozio di calze nel centro di Milano. Mario ama l’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto. La sua filosofia di vita si riassume in un unico concetto: ognuno al proprio posto. La sua unica passione è un orto sul terrazzo della sua abitazione. Il suo equilibrio vacilla quando il vecchio bar viene venduto ad un egiziano e davanti al suo negozio arriva Oba, senegalese venditore di calzini. Mario decide di rapire Oba per riportarlo in Senegal. Oba si fa accompagnare dalla sorella, Dalida, che ovviamente sorella non è ….

Inizia così un on the road all’insegna della noia che vorrebbe avere il ritmo di una commedia degli equivoci ma si trascina invece in un infilata di situazioni prevedibili appesantite da battute ancora più scontate.

La storia fa acqua da tutte le parti e la recitazione, compresa quella di Albanese, non aiuta. Ciliegina sulla torta la ricostruzione di un fintissimo villaggio senegalese dove tutti sorridono, zappano la terra e ovviamente ballano e suonano tamburi. Tutto è bene ciò che finisce bene… Albanese, in un’intervista dichiara di aver fatto i provini in Francia perchè in Italia non esistono professionisti afrodiscendenti…..

Questo la dice lunga sulla superficialità di un certo cinema italiano che decide di parlare di un tema di attualità (l’immigrazione, in questo caso) senza fare un minimo sforzo di ricerca. La Francia è piena di ottimi attori di origine senegalese, difficile comprendere la scelta di due interpreti non brillanti che oltretutto tra di loro parlano francese… Ridere con intelligenza sul problema dell’immigrazione di questi tempi può essere molto difficile in italia. Meglio lasciar perdere.

(Simona Cella)

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