Periferie esistenziali, di Fabrizio Floris

di Matteo Merletto
Periferie esistenziali Floris

Un libro di incontri: dagli ospiti del dormitorio di Torino di cui l’autore coordina la gestione da oltre quindici anni, all’«entrata» in un campo rom, agli slum di Nairobi. Più che una galleria di personaggi, un «flusso narrativo che ho raccolto, emerso come un fiume carsico». Un flusso di cui l’autore stesso, dottore di ricerca in Sociologia, è parte, come per esempio emerge dal “diario” dei suoi giorni da disoccupato. Dando così vita a una narrazione altamente empatica ma non (anzi, forse proprio per questo) commiserevole.

Pennellate di vita in cui Floris «si propone un modo di raccontare la periferia che evita di dare all’autore sempre l’ultima e definitiva parola»: è il metodo che annuncia nelle primissime pagine e a cui tiene fede, poggiandosi – oltre che sulla propria sensibilità personale – anche su illustri precedenti accademici come il Patrick Declerck che indaga sui clochard di Parigi, il Pierre Bourdieu della Miseria del mondo, il Vincent Crapanzano di Tuhami. Ritratto di un uomo del Marocco. E comunque senza affatto limitarsi alla funzione del magnetofono.

Ci ritroviamo così tra mano un “piccolo”, scorrevolissimo libro, che non presuppone nessuna conoscenza previa se non quella della vita, anche se arricchito di una consistente bibliografia. E, se già non lo avesse fatto prima per conto proprio, al lettore si apriranno gli occhi sulla realtà delle periferie («ora invece è all’interno della normalità delle nostre città che emerge la presenza di baracche») o, meglio, delle persone che (r)esistono in condizioni di vita periferiche.

Condizioni che la nostra società e organizzazione politico-burocratica produce e alimenta (anche da prima dell’avvento di Salvini) anziché attutire. E si viene invitati anche a considerazioni non scontate. Come quando, in un raffronto tra i campi rom in Italia e gli slum lontani, si legge: qui «ogni non abitante è un estraneo, più facilmente nemico che amico. Questo è molto particolare perché altrove, ad esempio in Africa o America Latina, pur con tutte le difficoltà, sotto questo aspetto si è agevolati: se si afferma di essere un volontario o un amico dei missionari si gode di un credito di fiducia, di stima, il pregiudizio è positivo».

Robin, 2018, pp. 161, € 14,00

(Pier Maria Mazzola)

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