Nigeria: se l’hip hop favorisce i crimini informatici

di Enrico Casale
hip hop
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I crimini informatici rappresentano un grosso problema in Nigeria. Si calcola che vengano persi ogni anno almeno 127 miliardi di naira (649 milioni di dollari) a causa delle truffe su internet: lo 0,08 per cento del Prodotto interno lordo del Paese.

Oludayo Tade, ricercatore e consulente in comunicazione affiliato all’Università di Ibadan, in uno studio accademico ha passato in rassegna i fattori che favoriscono la diffusione di questo tipo di criminalità e, accanto a quelli classificati come tradizionali (corruzione, povertà e disoccupazione) ritiene che altri fattori giochino un ruolo determinante. Uno di questi è la musica.

“Ho guardato tre canzoni hip hop nigeriane per vedere come i testi ritraggono i crimini informatici”, scrive Tade su The Conversation, testata per la quale ha tradotto in termini divugativi la sua ricerca. “Il mio studio ha scoperto che i testi presentano questa criminalità in modo positivo. I musicisti hip hop sono influenti nella società nigeriana, specialmente tra i giovani. Possono riflettere e plasmare le realtà sociali”. Il modo in cui si rapportano a un comportamento può aiutarci a capire meglio quale sarà l’impatto di quel comportamento.

Le canzoni che Tade ha analizzato sono: Yahooze (2007) di Olu Maintain, Maga Don Pay (2008) di Kelly Hansome e Living Things (2017) di Abolore Adigun.
Yahooze, che ha avuto oltre 3 milioni di visualizzazioni e vinto numerosi premi, ha lanciato il termine gergale yahoo-yahoo che oggi è comunemente usato in Nigeria per riferirsi alle frodi su Internet. Yahooze racconta quanto sia impegnato un tipico criminale informatico. Li ritrae anche come persone che meritano di godere del beneficio dei loro “soldi guadagnati duramente” attraverso uno spettacolo pubblico di successo.

In Maga Don Pay troviamo utilizzata la parola maga, che si usa in gergo per designare la persona vittima di un inganno. Anche questa canzone rende glamour i crimini informatici e invoca l’essere supremo (Dio) nel celebrare il successo del crimine informatico. Descrivendo il frodato come Maga o Mugun, sottolinea i crimini informatici come una storia di successo.

Nella più contemporanea Living Things il criminale informatico è concepito come un “essere vivente” con animato da un sano desiderio di fare soldi e impegnato a lavorare per questo. Poiché non c’è cibo per gli indolenti, solo i lavoratori dovrebbero “mangiare”. Identificando i criminali informatici con altre persone che lavorano, i testi riconoscono l’abilità innovativa e la spinta dei criminali informatici.

“Tutte queste canzoni rendono glamour e giustificano il crimine informatico. I testi lo mostrano come una via d’uscita dalla sofferenza, un gioco o un lavoro, con enormi vantaggi materiali, piuttosto che come un crimine”, osserva Tade.

I musicisti nigeriani (in particolare quelli legati al genere hip hop) hanno un ruolo rilevante nella società e nella politica nigeriane, soprattutto da quando il paese è diventato una democrazia. Tra politica e musica c’è sempre stato un legame molto stretto, anche durante i regimi militari più duri. E oggi è assolutamente normale e comune che i musicisti popolari siano chiamati ad appoggiare i politici e i loro partiti durante le elezioni.
I loro fan li vedono come modelli di ruolo e probabilmente saranno influenzati da ciò che dicono i loro testi. E ciò che dicono le tre canzoni analizzate da Tade è che i crimini informatici non sono crimini ma transazioni commerciali in cui a vincere sono la creatività e l’intelligenza.

I musicisti hanno il potere di convincere un gran numero di seguaci a identificarsi con la loro visione del mondo, inclusa la loro opinione sul comportamento criminale. Questa potrebbe essere una visione che incoraggia il crimine informatico o che lo scoraggia.
“Varrebbe quindi la pena di considerare se autorità come la Commissione per i crimini economici e finanziari potrebbero collaborare con l’industria musicale nigeriana sulla necessità di rappresentare il crimine informatico in modo meno positivo e migliorare la consapevolezza delle conseguenze negative del coinvolgimento nella criminalità informatica”, conclude Tade. (S.R.)

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