Nigeria: perché i bambini sono divenuti bersagli del terrorismo?

di Valentina Milani
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Dopo Iraq e Afghanistan, la Nigeria è il terzo Paese al mondo più colpito dalla minaccia terrorista. Lo riferisce il Global Terrorism Index 2020. Ma la “pericolosità” nigeriana non è dovuta solo a questo: le uccisioni legate agli scontri tra pastori e agricoltori sono infatti aumentate del 26 per cento e nell’ultimo anno si sono registrate nel solo stato del Borno 2769 morti violente. Sono questi alcuni dei dati che Hakeem Onapajo, docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Nile University di Abuja, riporta nel suo paper apparso su The Conversation e dedicato ai rischi che corrono in modo specifico bambini e studenti in questo Paese che ancora oggi, nonostante la recessione, rimane la prima economia africana.

“Nel nord-est, i bambini sono stati assassinati, rapiti e usati come schiavi sessuali, reclutati con la forza come bambini soldato e soffrono di malattie e malnutrizione nei campi di sfollati interni. Le Nazioni Unite dicono che quasi 4.000 bambini sono stati uccisi in un solo anno, dal 2015 al 2016”, osserva Onapajo. “L’Unicef ha riferito che circa 1,9 milioni di persone sono sfollate e circa il 60% di loro sono bambini; molti sotto i cinque anni”.

Il paper riprende i dati di una ricerca accademica pubblicata dal docente lo scorso anno e focalizzata su come i bambini siano stati colpiti dal conflitto di Boko Haram, che da oltre 10 anni riguarda in particolare la Nigeria nord orientale e la parte di territorio che insiste sul lago Ciad. I bambini, è la tesi di Onapajo, sono “strategicamente” interessanti sia per i terroristi sia per le forze di sicurezza dello Stato. Alla loro sicurezza non è stata prestata sufficiente attenzione in Nigeria, mentre invece “dovrebbe essere inclusa negli sforzi di costruzione della pace nel nord-est”.

La questione è diventata centrale a partire dal 2013 quando Boko Haram, ha adottato la strategia degli attacchi diretti a scuole, ospedali e centri per sfollati interni. Nel settembre 2013 c’è stato il raid di mezzanotte in un dormitorio a Gujba, nello stato di Yobe, che ha portato all’omicidio di 44 scolari da parte del gruppo terroristico. Cinque mesi dopo, un altro collegio è stato attaccato e 59 ragazzi sono stati assassinati nello stesso Stato. Ad aprile 2014, il rapimento divenuto mediatico delle 276 ragazze di Chibok.
Nel suo rapporto del 2018 l’Unicef riporta che il gruppo aveva rapito oltre 1.000 bambini dal 2013. Tra il 2015 e il 2016, le Nazioni Unite hanno stimato che 3.909 bambini siano stati uccisi.

Negli ultimi cinque anni, l’ascesa del banditismo ha aggiunto una nuova e pericolosa dimensione agli attacchi ai bambini. L’11 dicembre 2020, 333 studenti sono stati rapiti a Kankara, nello Stato di Katsina. Il 20 dicembre 2020, 80 studenti di una scuola islamica sono stati rapiti a Mahuta, nello Stato di Katsina. Ventisette studenti sono stati rapiti a Kagara, nello Stato del Niger, il 17 febbraio 2021. L’ultimo è avvenuto il 25 febbraio con il rapimento di 317 studentesse a Jangebe, nel governo locale di Talata-Mafara, nello Stato di Zamfara.

I bambini secondo lo studio di Onapajo sono diventati “strategici” per almeno cinque diverse ragioni: prendere di mira i bambini si è rivelato efficace come strumento per negoziare il rilascio dei membri del gruppo in prigione e ricevere ingenti riscatti per acquistare armi e finanziare le operazioni; serve anche a “ottenere l’attenzione locale e internazionale per mostrare la loro forza, cercare collaborazioni internazionali con gruppi simili e amplificare le loro richieste alle autorità statali; i bambini, inoltre, sono particolarmente utili in certe operazioni militari, possono facilmente “piazzare esplosivi, agire come scudi umani o attentatori suicidi e spiare le altre parti; l’attacco alle scuole poi è perfettamente allineato all’ideologia centrale che guida il terrorismo nella regione, basata sull’opposizione all’istruzione occidentale e l’obiettivo di rendere la regione insicura per l’insegnamento e l’apprendimento; infine, le ragazze interessano i gruppi armati per lo sfruttamento sessuale.

La Nigeria deve salvaguardare di più i suoi bambini, afferma Onapajo. “Il governo deve dimostrare un serio impegno per la sicurezza dei bambini affrontando il crescente problema dell’insicurezza che sta devastando il Paese”. C’è la necessità di programmi specializzati che affrontino le sfide peculiari dei bambini coinvolti nelle zone di conflitto e non si limitino a incorporarli in programmi incentrati sugli adulti o di portata generale.

“La comunità internazionale, comprese importanti organizzazioni non governative che promuovono i diritti e il benessere dei bambini, dovrebbe obbligare le autorità a proteggere i bambini e internazionalizzare il problema dell’insicurezza infantile in Nigeria”.

(Stefania Ragusa)

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