Nigeria – Le due ruote rosa sbarcano in Italia

di Enrico Casale
squadra nigeriana ciclismo femminile

«La nostra prima vittoria è essere qui a gareggiare con campionesse affermate in una gara molto selettiva». Gianni Massari, italiano, presidente della federazione ciclistica nigeriana, è un fiume in piena quando racconta dell’arrivo della squadra femminile nigeriana in Italia che, da oggi, parteciperà al Giro delle Marche. «È una gara a tappe di tre giorni – continua Massari – alla quale partecipano 18 squadre, tre di queste sono team nazionali: Kazakistan, Russia e, appunto, Nigeria. Nelle squadre però ci sono tante stranire e tante campionesse come, per esempio, Rachele Barberi».

La nazionale nigeriana è composta da cinque atlete professioniste provenienti da tutte le regioni della Nigeria. Ci sono ragazze yoruba, del Delta del Niger, anche del Nord. «Non è sempre semplice praticare il ciclismo per una donna nigeriana a causa di retaggi culturali duri a morire – osserva Massari -. Le due ruote sono allora uno strumento di riscatto, di liberazione, di emancipazione. Per le atlete è un modo per affermare il proprio talento e la propria personalità».

Il ciclismo femminile (ma anche maschile) è una disciplina relativamente nuova in Nigeria. La federazione è nata nel 1970, ma come sport si è affermato solo recentemente. I risultati sono già arrivati. Proprio la nazionale femminile ha recentemente conquistato l’oro nei campionati africani elite. Successi conquistati con grande sacrificio. «Per preparare le atlete – spiega Massari -, facciamo sessioni nel Sud della Nigeria, ma anche nel Nord dove il terreno è più collinare e ci permette di lavorare meglio. Il Nord ha problemi di sicurezza, ma è ancora possibile organizzare sessioni di allenamento senza correre rischi eccessivi. Recentemente abbiamo potuto godere anche del sostegno di Andrea Tonti, ex professionista italiano, che diverse volte è venuto a fornirci supporto tecnico».

Il Giro delle Marche durerà tre giorni e conterà tre tappe molto dure. «Per noi è una grande sfida – conclude Massari -. Un modo per metterci alla prova con campionesse affermate. Il solo confrontarci con loro ci permetterà di imparare molto e di colmare alcune nostre lacune. Perché il nostro movimento, che pure ha grandi talenti, sconta ancora un gap nel training, nella tecnica, nell’alimentazione, ecc. Non ha importanza il risultato finale, il nostro vero successo è essere qui».

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