Mozambico | Il salto di qualità dei jihadisti

di Enrico Casale
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Nel Nord del Mozambico, si sono intensificati gli attacchi dei miliziani islamici alle stazioni di polizia e ai villaggi. Sono due anni che un gruppo che si fa chiamare al-Shabab – ma che non ha alcun legame con l’omonimo gruppo jihadista somalo – compie sanguinose azioni contro la popolazione civile in tutta la provincia. Negli ultimi mesi, questi attacchi si sono fatti più aggressivi e minacciano tutta la provincia di Cabo Delgado.

Secondo il capo delle operazioni speciali delle forze armate statunitensi in Africa, il maggiore generale Dagvin Anderson, interpellato dall’emittente britannica Bbc, questi gruppi godrebbero del sostegno dello Stato islamico e questo supporto esterno li renderebbe più pericolosi.

«Negli ultimi 12-18 mesi hanno sviluppato una notevole capacità di azione, diventando più aggressivi e utilizzando tecniche di guerriglia diffuse in altre parti del mondo (soprattutto in Medio Oriente) e che sono state spesso adottate dallo Stato islamico», ha detto il generale Anderson. E ha proseguito: «Riteniamo che ci siano attori esterni che stanno influenzando queste azioni e rendendo la situazione più virulenta e più pericolosa».

Se i primi attacchi sono stati infatti portati con mezzi di fortuna (coltelli, machete, ecc.), quelli organizzati in primavera hanno fatto registrare un balzo di qualità. I miliziani erano dotati di armi automatiche nuove ed efficienti. Non solo, ma le sapevano impiegare in modo professionale ed efficace. Il vescovo cattolico di Pemba, Luiz Fernando Lisboa ha dichiarato che questi uomini, che inizialmente si spostavano con vecchie motociclette,  «ora hanno armi e veicoli» «e possono eseguire attacchi su vaste aree». A marzo, gli islamisti hanno brevemente preso il controllo della città portuale di Mocimboa da Praia e poi dell’importante centro di Quissanga.

Il rischio è che queste milizie, che dicono di voler imporre l’islam radicale nella regione, siano di fatto la copertura per il traffico di stupefacenti e lo sfruttamento illegale di miniere di pietre preziose.

Il fatto che i gruppi islamisti del Mozambico ricevano probabilmente armi, munizioni e attrezzature dall’esterno non è l’unico segnale che li avvicina ad altri gruppi che operano nel continente africano. Eric Morier-Genoud, un accademico di Belfast esperto in Mozambico, sottolinea che esistono forti somiglianze tra l’evoluzione dell’insurrezione in Mozambico e l’emergere di Boko Haram nel Nord della Nigeria. Per affermarsi, questi gruppi sfruttano i risentimenti locali della miseria, l’abbandono delle popolazioni locali da parte del governo centrale e l’arretratezza economica osservata nello sviluppo della regione. Una volta affermata la loro presenza, i gruppi terrorizzano le comunità per creare un clima di paura ma offrono anche un’alternativa ai giovani disoccupati frustrati che accettano di essere arruolati.

Il Mozambico, dopo aver cercato di minimizzare la minaccia, ha iniziato a schierare un numero maggiore di poliziotti e militari per controllare meglio la regione.  Un’operazione per rassicurare anche gli investitori stranieri che hanno investito milioni di dollari per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel Nord.

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