Mali, nessun accordo tra golpisti e mediatori

di Luciana De Michele
Golpe Mali
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Dopo tre giorni di discussioni, la giunta che ha realizzato il colpo di Stato il 18 agosto in Mali costringendo il presidente Boubacar Keita alle dimissioni e i mediatori della delegazione della Comunità degli Stati dell’Africa occidentale non hanno trovato un’intesa rispetto a modalità e tempistiche con cui dovrà essere condotta la transizione. Questo significata che non vi sarà nessuna integrazione di Boubacar Keita, che era stata indicata, in prima battuta, proprio dall’organizzazione dell’Africa occidentale che chiede il ripristino dell’ordine costituzionale. Dal canto suo la giunta ha proposto una transizione di tre anni guidata dai militari prima di tenere le elezioni e, dunque, passare il potere ai civili.

Nel video, il portavoce della giunta militare Ismael Wague parla alla stampa, affermando che «tutte le decisioni relative alla transizione, al presidente della transizione e alla formazione del governo saranno decise tra maliani, con i partiti politici, i sindacati, la società civile, conformemente alle nostre dichiarazioni iniziali». Wague aggiunge poi che in questa fase, «niente è stato deciso con l’equipe di mediatori», e assicura che il presidente Keita avrà accesso alle cure mediche di cui necessita e che sarà garantita la sua sicurezza. Da parte sua, il leader della missione Cedeao, l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, dichiara alla stampa che «Boubacar Keita non è stato costretto a dimettersi: lo ha fatto e non è interessato a tornare a governare».

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