Mali: dottoressa tra le sabbie

di Matteo Merletto
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Tra i mille modi di essere missionari c’è quello di Anne-Marie Salomon. Suora, dopo anni di insegnamento in Francia, quasi alla mezza età rispolvera il suo vecchio sogno d’infanzia e diventa medico per dedicarsi ai nomadi del Sahara.

In Francia le ha tributato le onorificenze più prestigiose: la Legion d’onore, il Premio della cooperazione francese o il Gran premio per l’azione umanitaria del quotidiano Le Figaro. Ma il riconoscimento più importante Anne-Marie Salomon l’ha ricevuto dai nomadi del Mali a cui ha consacrato la sua vita. «Tra quelle genti ho lasciato il mio cuore e una piccola clinica», racconta con umiltà. «Grazie a loro ho realizzato ciò che volevo fare nelle mia vita». Lei inseguiva il suo sogno di bambina: diventare suora e medico e aiutare chi ne avesse bisogno. Un sogno che è riuscita a realizzare a Gossi nel Sahel, dove ha costruito un ospedale, dispensari e scuole. Strutture che, dopo il forzato rimpatrio, funzionano con personale del luogo.

«Sei un dono di Dio. Ti aiuterò»

Nata nel 1934 in Bretagna, fin da bambina Anne-Marie sente il richiamo della vita religiosa. A 21 anni opta per le Suore della Retraite, uno storico istituto locale. Le superiore le chiedono di dedicarsi all’educazione, e lei per tredici anni insegna matematica e fisica. Anne-Marie, però, è una sognatrice. Sente che il suo posto non è in Francia, ma in missione. In Africa. Con una certa insistenza chiede di poter studiare medicina. Dopo qualche titubanza le superiore accettano. A 45 anni torna così sui banchi di scuola.

Nel suo corso di studi è previsto uno stage. Sceglie di farlo in Mali, a Gossi. È il 1984 e la sua vita cambia. «Quando sono arrivata – ricorda oggi –, mi sono trovata davanti una massa di nomadi che cercavano scampo dalla siccità che colpiva il Nord. Erano poverissimi e disperati. Avevano perso tutto. Volevo aiutarli». I nomadi parlano lingue che Anne-Marie non conosce. Ha la fortuna di incontrare Mohamed Ag Oumalha, detto Zig. È un tuareg, musulmano devoto. Quando la vede le dice: «Sei un dono di Dio. Ti aiuterò». Zig accetta di farle da traduttore e diventa anche il suo braccio destro.

Anne-Marie deve rientrare in Francia per la laurea, ma ritrova subito dopo il Mali, dove si trova immersa in una delle periodiche rivolte tuareg contro il potere centrale. I nomadi si sentono abbandonati da Bamako che li emargina e imbracciano le armi. Il Nord si trasforma in un inferno. Fuggono tutti. Non Anne-Marie, che continua a curare i nomadi.

Grazie ai fondi che raccoglie in Francia costruisce un ospedale, dispensari e scuole. Ogni anno si rivolgono alle sue cure tra le 15 e le 20.000 persone, e centinaia di donne partoriscono in modo sicuro nella sua maternità.

Ma il sogno continua

2012. Il Nord del Mali s’infiamma nuovamente. I Tuareg, grazie alle armi arrivate dalla Libia, si ribellano. La rivolta si estende a macchia d’olio. I miliziani si dirigono verso sud e minacciano la capitale stessa. Solo l’intervento dell’esercito francese riesce a ricacciare i ribelli. Ma intanto nella rivolta si sono infiltrati i fondamentalisti islamici, che destabilizzano il Paese. Una vicenda non ancora conclusa, come dimostrano i recenti attentati a Bamako. Il terreno scotta anche per Anne-Marie. Troppo rischioso rimanere a Gossi. A malincuore rientra in Francia. La sua attività, però, non si ferma. Continua a raccogliere fondi e a mantenersi in contatto con l’ospedale, ora diretto da medici locali. A 83 anni non ha smesso di lottare, inseguendo il suo sogno di bambina.

(di Enrico Casale – foto di Meyer / Tendance Floue / Luz)

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