Madagascar, guerra alle locuste

di Matteo Merletto
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I colossali sciami di insetti sono un flagello conosciuto in Africa fin dall’antichità. A combatterli c’è una task force della Fao, che oggi dispone di una nuova arma.

di Andrew Richmond

 

Madagascar, guerra alle locuste_01L’ultima emergenza è scattata a gennaio in Madagascar. Miliardi di locuste hanno oscurato per settimane i cieli della grande isola dell’Oceano Indiano, distruggendo i campi e i pascoli da cui dipendeva l’economia di tredici milioni di persone. Il 70% delle colture e il 60% dei prati per il bestiame sono andati distrutti. «L’invasione delle locuste è una piaga ricorrente in questa regione», spiega Dominique Burgeon, capo della task force della Fao incaricata di contrastare il fenomeno. «Quest’anno la calamità naturale è stata favorita da inusuali condizioni climatiche: temperature eccezionalmente elevate e venti costanti che soffiavano dal mare».

Corsa contro il tempo

Gli effetti si sono fatti sentire anche nella capitale Antananarivo, dove parchi e giardini sono stati presi d’assalto dalle cavallette mangiatrici. Ma è soprattutto nelle campagne che il loro passaggio ha seminato devastazione e disperazione. «Uno sciame esteso fino a dieci chilometri quadrati è in grado di consumare in un solo giorno la stessa quantità di cibo che potrebbe sfamare circa 35.000 persone», fa presente Burgeon. Per combattere e prevenire la piaga delle locuste, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (Fao) ha istituito un’unità denominata Dlis (Desert Locust Information Service) che basa la sua attività anzitutto sul monitoraggio delle zone a rischio. «Sappiamo che determinate condizioni meteorologiche costituiscono fattori di alto rischio per la formazione degli sciami», spiegano gli esperti del Dlis nel quartier generale di Roma. «Le immagini satellitari ci mostrano la formazione di nuovi sciami e i loro movimenti in Africa, Asia e Medio Oriente. Ogniqualvolta scatta l’allarme, i nostri aerei si alzano in volo per raggiungere gli sciami e nebulizzare potenti pesticidi nelle nuvole di insetti».

È una corsa contro il tempo. Alle locuste bastano poche ore per distruggere un raccolto e gli effetti del loro passaggio sono sotto gli occhi di tutti. «Per limitare i danni dobbiamo intervenire prima che gli insetti approdino nelle piantagioni», confermano i piloti del Dlis, dislocati nelle regioni soggette alle stagionali invasioni delle locuste. «Altrimenti la distruzione degli sciami sarà una vittoria parziale e tardiva».

Una potente tavoletta

Madagascar, guerra alle locusteOggi i guardiani anti-locuste, quelli del “Settimo Cavalletteri”, hanno un’arma in più a loro disposizione: un potente tablet capace di prevenire le invasioni. «Si chiama FZ-A1 ed è collegato tramite una rete satellitare ai centri di controllo nazionali in ventidue Paesi a rischio e alla centrale operativa di Roma, che coordina l’invio delle squadre in zone in cui le locuste sono potenzialmente più attive», spiega Mauro Cofelice, il tecnico italiano responsabile della realizzazione del dispositivo, che è già stato sperimentato con successo proprio in Madagascar.

«Attraverso questo congegno gli operatori sul terreno hanno notizie sempre aggiornate a portata di mano e possono dialogare in tempo reale con la sede del Dlis, inviando osservazioni preziose». In base alle loro rilevazioni, la centrale operativa saprà coordinare in maniera più efficiente le squadre di terra e d’aria che contrastano gli sciami. «Il valore aggiunto del touchpad FZ-A1 – prosegue Cofelice – è rappresentato dalla sua robustezza e affidabilità, nonché dalla leggibilità del display anche in condizioni di forte luce solare e dalle molteplici possibilità di connessione e trasmissione dei dati». Notevoli i vantaggi per la Fao, spiega Keith Cressman, Senior Locust Forecasting Officer: «I dati registrati e trasmessi dal tablet sono la base delle strategie di controllo preventivo per combattere la locusta e ridurre la frequenza, l’intensità e la durata delle invasioni. Il suo utilizzo porterà ad un miglioramento del sistema di monitoraggio, delle operazioni di controllo e del sistema di early warning, proteggendo così le coltivazioni e contribuendo alla lotta contro la fame nel mondo».

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