Liberia, Weah sospende viceministro «razzista»

di Enrico Casale
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Il presidente della Liberia ed ex stella del calcio, George Weah, ha sospeso il suo viceministro dell’informazione, Eugene Fahngon, per aver alimentato le divisioni etniche riferendosi ai discendenti degli schiavi liberati come «liberiani del Congo».

Il governo di Weah è impegnato in una politica inclusiva che ha come motto «un Paese, un popolo». L’ex attaccante del Milan ha chiesto «tolleranza zero per politicanti che fanno leva su tribalismi e divisioni» e ha sospeso il suo collaboratore. Fahngon è andato controcorrente e ha scritto sui social media che una protesta antigovernativa pianificata per il 7 giugno era stata orchestrata dai cosiddetti «liberiani del Congo», un riferimento ai discendenti di schiavi liberati che sono tornati dagli Stati Uniti per fondare la prima repubblica indipendente dell’Africa. «Non andrò alla manifestazione del 7 giugno: dietro ad essa ci sono le persone del Congo», ha scritto Fahngon.

In una dichiarazione, l’ambasciata degli Stati Uniti in Liberia ha condannato i suoi commenti come «irresponsabili».
Ha esortato tutti i liberiani a «riflettere sul loro ruolo nel contribuire in modo costruttivo allo sviluppo e nel sostenere la pace» mentre il Paese si prepara a celebrare la Giornata dell’unificazione nazionale la prossima settimana.

Circa 250.000 persone sono state uccise nella guerra civile della Liberia, che è durata dal 1989 al 2003. Sebbene sia stata fondata da schiavi americani e caraibici liberati, la Liberia è abitata principalmente da africani autoctoni; i discendenti degli schiavi rappresentano solo il 5% della popolazione.

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