Libia, al-Sarraj a Roma. Ma qual è la posizione italiana?

di Enrico Casale
Libia
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Una tregua in occasione del ramadan, il mese sacro a tutti i musulmani. È quanto chiederà il premier italiano Giuseppe Conte al primo ministro libico Fayez al-Sarraj nell’incontro che si terrà oggi a Roma. Conte, in linea con le indicazioni delle Nazioni Unite, proporrà al suo omologo una sospensione dei combattimenti in corso da circa un mese tra le forze fedeli a Tripoli e quelle fedeli a Bengasi.

Ci riuscirà? Difficile dirlo. Nelle ultime settimane, il governo italiano è stato ondivago sul dossier libico. Inizialmente Roma si è schierata apertamente con Tripoli e il Governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj. Secondo indiscrezioni, il governo che controlla la Tripolitania  si è anche avvantaggiato di un sostegno militare italiano nel contrastare l’offensiva dell’esercito di Bengasi guidato da Khalifa Haftar.

Haftar però è sostenuto a livello regonale da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e, a livello internazionale, da Russia e Francia. Recentemente, anche Stati Uniti, Tunisia e Algeria, spaventate dal sostegno dei movimenti islamici a Tripoli, si sono avvicinate a Bengasi. L’Italia ha così rischiato di rimanere isolata e Conte ha ammorbidito la sua posizione affermando di voler lavorare per una soluzione concordata con tutte le parti. Da qui la richiesta di una tregua dei combattimenti.

Tregua che però sarà difficile raggiungere, considerato che Khalifa Haftar, il comandante dell’autoproclamato esercito nazionale libico (Lna), ha fatto sapere da Bengasi che l’avvio del mese più sacro per i musulmani non fermerà l’operazione in corso su Tripoli.

Se ne parlerà oggi a Roma e nei giorni prossimi nelle principali capitali europee dove al-Sarraj incontrerà altri leader politici. Tutto questo mentre l’Organizzazione araba per i diritti umani fa sapere che le vittime degli scontri di Tripoli dal 4 aprile scorso sono 439, tra cui 58 civili e due medici, 16 donne e 13 bambini. I feriti sono 2237.

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